Buona Scuola al traguardo tra le proteste. Risorse e assunzioni non accontentano le opposizioni che annunciano ricorsi

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Di spazio per il dialogo ce n’è stato poco. Ma tant’è. Oggi la “Buona scuola”, piaccia o meno, diventa realtà con il voto finale della Camera. Il via libera arriva con le opposizioni sul piede di guerra e la minoranza del Partito democratico che, in buona parte, si “turerà il naso”. Un testo blindato dal Governo che ha dato parere contrario a tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni. Il muro contro muro non si è affatto placato e non sono escluse manifestazioni clamorose di protesta da parte di Sel, Lega e Movimento 5 Stelle infuriare con il vicepresidente di turno dell’Assemblea, Roberto Giachetti, nel momento in cui ha spiegato la decisione delle presidenza di chiedere a ciascun gruppo di segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.

MURO CONTRO MURO
Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, con un post su Facebook, ha sottolineato che “con la Buona scuola abbiamo rimesso l’istruzione al centro del dibattito politico. Abbiamo stanziato risorse, 3 miliardi in più all’anno, per restituire normalità alla scuola italiana. Questo significa”, ha spiegato nel lungo post il ministro,”dare la certezza a chi dirige una scuola, fin dall’inizio di ogni anno scolastico, del corpo docente di cui può disporre, significa dare a insegnanti, studenti e famiglie la certezza di quale progetto formativo ogni singola scuola”. I professori si ribellano alla riforme, le opposizioni alla mancanza di dibattito parlamentare: “Si tratta di una contrazione della possibilità delle minoranze di intervenire sul testo”, attacca Giancarlo Giordano di Sel, “Sono soltanto 135 gli emendamenti presentati dalle opposizioni quindi non capiamo il motivo per cui dobbiamo subire l’ennesima contrazione dei tempi. Per quanto riguarda il nostro gruppo, passare da 27 emendamenti a uno solo ci mette di fuori dalla discussione”. Ma Giachetti ha difeso la scelta: “La norma viene applicata a tutti i provvedimenti in via sistematica, una decisione adottata sulla base di una costante prassi”. Per Renato Brunetta la riforma è “clientelare, costosa, che non risolve niente. Lascia amaro in bocca nelle famiglie, negli insegnanti, nei precari. Renzi e il suo governo hanno scontentato tutti: un fallimento”. Brunetta ha poi auspicato un referendum abrogativo. Ma nel futuro immediato sembrano più probabili ricorsi di ogni genere annunciati dai sindacati, che chiedono al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, di non firmare la legge.

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