Caccia ai seggi, col taglio dei parlamentari pure i big tremano

Con il taglio dei parlamentari i partiti sono in panne già alla prima scrematura delle liste.

Maledetto taglio dei parlamentari! Dalle segreterie nazionali a quelle regionali, i partiti sono in panne già alla prima scrematura delle liste, dove pure qualche big non ha più uno spazio sicuro. Chi se la passa meglio è giusto la Meloni, che dovrebbe aumentare i suoi seggi, senza però riuscire ad accontentare tutti quelli che sono saltati sul suo carro.

Con il taglio dei parlamentari i partiti sono in panne già alla prima scrematura delle liste

Il primo nodo è dunque nella sua roccaforte, il Lazio, dove sono certe le candidature di Francesco Lollobrigida e del vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, seguiti da Massimo Milani, Maria Teresa Bellucci, Federico Mollicone, Roberta Angelilli, Chiara Colosimo, Andrea De Priamo, Giancarlo Righini, Paolo Trancassini, Luciano Ciocchetti e Alessandro Palombi. Lavinia Mennuni sarebbe disponibile anche se per lei si fa l’ipotesi di una candidatura alla Regione.

Tornano in Lombardia, nonostante la lunga militanza, Ignazio La Russa e Daniela Santanché al Senato e Marco Osnato alla Camera. Nella Lega si dovrebbe tagliare il filo col fondatore Umberto Bossi, non più in lista. Ma non mancano i nomi nuovi, a partire dall’ex candidata sindaca di Roma Simonetta Matone, nel Lazio, insieme all’ex sottosegretario Claudio Durigon, Maurizio Politi, Davide Bordoni (primo dei non eletti alle scorse comunali in Campidoglio), e ancora Angelo Valeriani, Eloisa Fanuli, Federico Freni, Monica Picca, Alfredo Becchetti, Fabrizio Santori, Gianfranco Rufa.

In Forza Italia la prima incognita è quella di Silvio Berlusconi, che in alcune interviste aveva aperto al suo ritorno in Senato, da dove fu cacciato per effetto della legge Severino, mentre ora sembra orientato a restare al Parlamento europeo. Con lui una serie di facce storiche, come Antonio Tajani, Claudio Fazzone, Maurizio Gasparri, Paolo Barelli, Anna Grazia Calabria e Alessandro Battilocchio. Dice addio, invece, Adriano Galliani.

In Campania dovrebbe essere ricandidata Marta Fascina, la compagna del capo. Nel Pd, che dovrà fare sacrifici per i tanti “diritti di tribuna” promessi da Letta, si segnala il ritorno di Nicola Zingaretti (che lascerebbe la Regione solo dopo il voto) e Cecilia D’Elia, mentre l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato starebbe decidendo su Montecitorio o la presidenza del Lazio. In corsa pure il segretario dem di Roma, Andrea Casu, Massimiliano Valeriani e Monica Cirinnà.

In Campania, al Senato è testa a testa tra Mara Carfagna e il dem Piero De Luca, figlio di Vincenzo, presidente della Regione. Sempre qui potrebbe correre il ministro Dario Franceschini. A Milano tra le new entry dem c’è l’assessore in Comune Pierfrancesco Maran e per i Giovani democratici il segretario metropolitano Paolo Romano, classe 1996, assessore del Municipio 8.

Per il M5S, in attesa delle parlamentarie, si fanno i nomi di Manuel Tuzi, Angela Salafia, Vittoria Baldino, Francesca Flati, Francesco Silvestri, Ilaria Fontana (quest’ultima sottosegretaria uscente all’Ambiente) e molti tra gli ex consiglieri capitolini dell’era Raggi, ovvero Giuliano Pacetti, Andrea Coia, Linda Meleo, Valentina Vivarelli, Veronica Mammì e Pietro Calabrese. In attesa che sciolga la riserva sul candidarsi o meno c’è Alessandro Di Battista.

Per Impegno Civico di Luigi Di Maio e Bruno Tabacci si fanno i nomi di Federica Daga, Carla Ruocco, Luca Fruone, Emilio Carelli, Marta Grande e Stefano Vignaroli mentre il ministro degli Esteri è sotto pressione per non accettare il diritto di tribuna offerto dal Pd. Nel calderone pure Gianluigi Paragone che sarà il candidato premier di Italexit, mentre Marco Rizzo sarà capolista per Uniti per la Costituzione.

Sotto i riflettori poi Italia Viva di correre senza alleanze con il forte rischio di rimanere fuori. Il leader Matteo Renzi dovrebbe candidarsi in quattro città oltre alla sua Firenze: Roma, Milano, Napoli e Torino per provare a centrare il 3%. Ma potrebbe non bastare, e dunque si schiererà tutto il possibile, dalla ministra Elena Bonetti alla vicepresidente della Regione Toscana, Stefania Saccardi.