Cacciare la Lega dal Pirellone. I Cinque Stelle lombardi in trincea contro Fontana & C. Parla il capogruppo M5S De Rosa: “Dobbiamo tornare ad avere un’identità forte distinta pure dal Pd”

M5S Lombardia De Rosa
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

“Certo, non è un momento felice per il Movimento, specie in Lombardia, ma la strada intrapresa è quella giusta: per dirla con il nostro presidente Conte è il tempo della semina”. Dopo la batosta elettorale è tempo di riflessioni in casa pentastellata, soprattutto in Lombardia, come osserva Massimo De Rosa, capogruppo consiliare M5S in Regione. Che oggi si trova a ragionare non solo sul 2,69% ottenuto dalla candidata M5S Layla Pavone, ma anche con la fuoriuscita della consigliera regionale Monica Forte (“Non sono convinta perché questa non è l’evoluzione del Movimento 5 Stelle”, ha scritto in una lettera indirizzata direttamente a Conte).

Innegabile parlare di pesante sconfitta…
Assolutamente d’accordo. E non voglio cercare alibi. Certo è che queste sono state elezioni molto particolari.

In che senso?
Il Movimento innanzitutto nasce come movimento di piazza. Il parlare faccia a faccia nei banchetti con i nostri attivisti è il nostro tratto costitutivo. Negli ultimi due anni, a causa della pandemia, tutto questo è mancato. E sono convinto che anche ciò ha contribuito al fatto che la nostra comunicazione non è passata come avrebbe dovuto. Di fatto è mancata chiarezza con i nostri elettori su ciò che abbiamo fatto. E ovviamente non si può dimenticare che siamo arrivati a queste elezioni con un Movimento che è ancora in itinere.

Non sono alibi però sembrano…
Io dico solo una cosa: abbiamo fatto il possibile che potevamo. Layla (Pavone, ndr) per prima. Purtroppo c’è da riconoscere che la nostra presenza su Milano non è mai stata così capillare e ovviamente di questo abbiamo risentito.

Però è un po’ paradossale: Conte aveva detto che il M5S sarebbe ripartito dal Nord e poi c’è stato questo deludente risultato.
Credo però che quello di Conte fosse innanzitutto un messaggio rivolto all’interno del Movimento, e di questo lo ringrazio: dopo anni in cui siamo stati molto attenti a problematiche inerenti il Mezzogiorno, era giusto riequilibrare politica, battaglie e comunicazione tenendo conto anche delle istanze del Nord, come ad esempio le richieste dell’imprenditoria, dei giovani, di chi vuole aprire start-up e così via.

Conte non ha colpe?
No, tutt’altro. Lo sforzo è stato quello di far comprendere in sole due settimane tutto ciò che di nuovo avviene nel Movimento, ma sapevamo che non era facile.

Tanto che qualcuno è andato via…
Non parlo del caso di Monica (Forte, ndr), ovviamente. Dico solo però che alcune questioni che sono state poste, sono sul tavolo da tempo. È certamente strano la tempistica di questo allontanamento. Arrivare a certe conclusioni proprio dopo una sconfitta elettorale ponte criticità sulla bontà delle motivazioni. Ripeto, vedremo cosa farà Monica, ma molto spesso le persone fuoriuscite dal Movimento e che rimproverano al Movimento di non essere più quello delle origini, poi le troviamo in altri partiti. Voglio dire: c’è un po’ di incoerenza se si lamenta mancanza di purismo e poi si emigra nei “vecchi” partiti.

Resta il tema: come ripartire ora?
Da due questioni chiave: innanzitutto bisogna chiudere l’organizzazione così da avere chiari referenti sul territorio. E poi dobbiamo tornare a una “sana” comunicazione: dobbiamo far comprendere ai nostri elettori che, pur in un’ottica di centrosinistra, il M5S è diverso da tutti gli altri e non è soilo supporto di altre forze politiche. Dobbiamo tornare ad avere un’identità molto forte.

E in Lombardia?
Bisogna lavorare con la prospettiva del 2023: dobbiamo cacciare il centrodestra dalla Regione e ripartire da ricerca, lavoro, ambiente e sanità pubblica, dopo i disastri della Lega.

Ma se l’obiettivo è un centrosinistra unito e forte pur nei distinguo tra le forze in campo, non si poteva partire già con Sala a Milano?
Credo non ci siano stati i tempi. E poi non c’era forse neanche la volontà da parte di Sala: sapeva di essere un candidato forte contro rivali nuovi e poco noti.