Cacciato Gentile, il Pd si scopre garantista per i suoi

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di Fausto Cirillo

«Il governo non chiede dimissioni di ministri o sottosegretari sulla base di un avviso di garanzia». La precisazione è stata fornita dal ministro per i Rapporti col Parlamento Maria Elena Boschi, rispondendo nell’aula della Camera a un’interrogazione del Movimento 5 Stelle (primo firmatario il deputato Nicola Bianchi) che sollecitava il governo ad adottare iniziative per «salvaguardare le istituzioni da nomine governative dettate dal conflitto di ruoli, dall’incompetenza e dall’inopportunità». I pentastellati hanno sollevato in particolare il caso del neo sottosegretario alla Cultura Francesca Barracciu, indagata per peculato per il periodo in cui è stata consigliera regionale del Pd (è accusata di aver sperperato 33mila euro pubblici in buoni benzina) e che per questo stesso motivo era stata costretta l’anno scorso a ritirarsi dalla competizione regionale in Sardegna nonostante avesse vinto le primarie del centrosinistra sardo. Evidentemente le ragioni di opportunità politica prevalse all’epoca nel suo partito non hanno più alcun valore adesso che la Barracciu è entrata a far parte del rivoluzionario governo del Rottamatore Renzi. «L’avviso di garanzia è un atto dovuto a tutela degli indagati per esercitare i diritti di difesa, non è un’anticipazione di condanna», ha puntualizzato infatti il ministro Boschi. La giovanissima e inesperta collaboratrice del premier si è avventurata anche nella difesa delle qualità della collega di partito, senza peraltro accennare ai motivi che l’hanno resa così indispensabile ai piani alti di via del Collegio Romano. «Il sottosegretario Barracciu – si è limitata a dire – ha acquisito negli anni una notevole esperienza politica ed amministrativa arricchita anche dall’esperienza al Parlamento europeo: fattori che le consentiranno di dare un contributo al governo». Sorvolando sul fatto che il Pd ha chiesto e ottenuto le dimissioni del ministro De Girolamo e del sottosegretario Gentile (entrambi in quota Ncd) per vicende in cui non risultano nemmeno indagati, il ministro Boschi ha così concluso il suo intervento: «Abbiamo giurato sulla Costituzione, che contempla il principio fondamentale della presunzione di innocenza; l’avviso di garanzia è un atto dovuto a tutela dell’indagato e non una anticipazione della condanna. Il procedimento si trova nella sua fase preliminare e lo stesso sottosegretario ne ha chiesto una accelerazione. All’esito il governo valuterà se chiederne le dimissioni». Campa cavallo.

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