Cambiare

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Di Gaetano Pedullà

Tra le accuse di colpi di Stato (addirittura!) e di colpi di sole (è stagione) la politica italiana ci regala nuovi dimenticabili teatrini. Cinque Stelle, sinistra radicale, Il Fatto quotidiano e frondisti di Pd e Forza Italia le stanno provando tutte per conservare Senato, bicameralismo e sistema. L’Italia è in ginocchio, ma c’è chi sostiene che va conservata così, con le sue regole barocche e fuori dal tempo. Pur di contrastare l’avversario politico di oggi – Renzi – non si pensa al domani. Una follia, perché se siamo dove siamo è anche colpa della poca governabilità consentita da un modello costituzionale arcaico.

Così la politica è oggi divisa tra chi vede la Costituzione come un totem intoccabile e chi invece pensa che sia ora di darci istituzioni più moderne ed efficaci. L’Italia riformista contro un Paese che dietro l’ortodossia del Diritto alla fine fa il gioco di chi vuole la conservazione. Cambiare una Costituzione scritta nel dopoguerra, quando neppure si immaginavano i computer, Internet e la globalizzazione, è una follia? Se ci consentisse di avere istituzioni agili, efficaci, capaci di rispondere al bisogno di cambiare in meglio il Paese, allora sì che andrebbe difesa in tutto e per tutto.

Ma visto che l’Italia è ormai a un passo dal baratro, senza sfiorare i principi democratici è ora di sfoltire il reticolo di pesi e contrappesi che mentre ci garantiscono dai possibili rischi di un regime (che non c’è) ci impediscono di modernizzare il Paese e rispondere a una crisi che – questa sì – c’è e ci rende schiavi davvero.