Cambiare

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Di Gaetano Pedullà

Poche cose fanno più male dei sogni infranti. E svegliarsi per accorgersi che le riforme restano appunto solo un sogno può diventare il colpo finale a una politica chiacchierona e inconcludente. Un rischio che il Parlamento sa di correre, ma che non ha impedito di procedere fin adesso a passo da lumaca. Tutti i partiti, a parole riformisti, alla prova dei fatti stanno producendo ben poco. Così siamo impantanati da mesi nella riforma costituzionale, sottraendo tempo ad altre questioni diventate sempre più urgenti, a partire dalle riforme economiche.

Ora diciamo la verità: i mal di pancia dei Mineo, dei Minzolini e di tutti i senatori che non vogliono tagliarsi da soli la poltrona, alle famiglie messe in ginocchio dalla crisi interessano ben poco. Figuriamoci alle imprese, che stanno cadendo una a una mentre si fanno ampi dibattiti per capire se il Senato elettivo è meglio di quello eletto in secondo grado. Questioni sacrosante, sia chiaro, ma del tutto inaccettabili se per prendere una decisione servono mesi. Il successo della politica sta anche nella velocità con cui si affrontano i problemi. Vedere un Parlamento che brucia un giorno intero (quanto ci costa!) solo per votare tre emendamenti su otto mila grida dunque vendetta.

È il prezzo dello stallo in cui le Camere hanno imbrigliato l’esecutivo. Una situazione più grave di quello che Renzi ammette, tanto da suscitare due reazioni in due giorni dal Capo dello Stato. Una moral suasion con poche possibilità di far breccia dentro partiti instabili, a cominciare da un Pd solo apparentemente “renzizzato”. Alla faccia di quella presunta deriva autoritaria che tanto appassiona Travaglio & C.