Camere affamate. La riforma non taglia le spese di bar e ristoranti dei senatori

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di Carmine Gazzanni

Mentre a Montecitorio gli onoreovli lottano col coltello tra i denti nella guerra allo scontrino obbligatorio, a suon di “lei non sa chi sono io” e “lei non sa se pago, io”, nemmeno al Senato se la passano poi tanto male. Altro che abolizione del Senato, altro che taglio alle spese di Palazzo Madama che resteranno, almeno nell’ambito della ristorazione, a dir poco succulenti. Proprio in questi giorni, infatti, è stato pubbblicato il bando relativo alla procedura aperta “per l’affidamento in appalto, per un periodo di tre anni, dei servizi di ristorazione per il Senato della Repubblica”. Una torta che certamente farà gola a tanti, dato che per sfamare i nostri onorevoli senatori nei prossimi tre anni spenderemo oltre sei milioni di euro (6 milioni 255 mila euro per la precisione). Ed ecco l’altro piccolo particolare che salta subito agli occhi: anche se il Senato dovesse “saltare” con la Riforma ingegnata da Maria Elena Boschi e considerando che in tal caso si andrà al voto nel 2018, Palazzo Madama continuerà a costare non poco per servizio mensa, varie ed eventuali. Già, perché accanto alla ristorazione il bando prevede tutta una serie di “servizi secondari”. Dalla caffetteria, specificatamente “per clientela ristretta” alla gestione bar, dal servizio di pulizia fino addirittura alla tabaccheria ad senatores. Insomma, di tutto di più per rifornire sia Palazzo Madama sia Palazzo Carpegna (che ospita le aule e gli uffici di segreteria delle Commissioni permanenti ed è sede di alcuni Gruppi parlamentari), sia Palazzo delle Coppelle (dove invece ritroviamo alcuni studi di senatori nonché servizi logistici e magazzini dell’Amministrazione).

UNA MONTAGNA DI PASTI – Ma a questo punto entriamo più nel dettaglio. Già, perchè la cifra di sei milioni non nasce casualmente ma da una stima ben precisa, secondo la quale il numero di pasti annuali serviti presso i self service è pari a 162mila: 140mila presso la sede di Palazzo delle Coppelle (con media giornaliera di 550 pasti) e 22mila presso la sede di Palazzo Madama, con media giornaliera di 160 pasti. Ma il servizio dovrà badare anche a fornire i palazzi di distributori d’acqua: ben 100 distributori, tenendo conto che il consumo storico nell’anno 2014 è stato di circa 68.750 litri d’acqua. Ovviamente, poi, il vincitore dell’appalto potrà anche arrotondare con gli incassi dei servizi offerti. E anche in questo caso i soldi non sono affatto pochi: indicativamente, l’incasso annuale complessivo, al netto di iva, della caffetteria di Palazzo Madama e di Palazzo Carpegna è pari a 436mila euro, quello della rivendita di tabacchi è pari a 114mila euro, quello dei distributori di bevande e alimenti è stimato in circa 177mila euro; per i servizi di ristoro e rappresentanza l’incasso annuo è stimato in circa 85mila. Senza dimenticare le aperture straordinarie: altri 15mila euro annui. Parliamo, nei sei anni complessivi, di altri 5 milioni di euro. Per un guadagno complessivo potenziale per il vincitore dell’appalto, dunque, tra bando e incassi, di oltre 11 milioni di euro. Mica male.

TUTTI COMODI A MONTECITORIO – E mentre al Senato si bivacca beatamente, alla Camera ci si potrà rilassare e rimettersi in forma. È appena stato assegnato, infatti, l’appalto relativo al servizio di fisioterapia. Parliamo, più nel dettaglio, del servizio di “fisiochinesiterapia per finalità riabilitativa”. In pratica, ginnastica riabilitativa medica che ogni deputato potrà fare grazie alla presenza – si legge direttamente nel documento ufficiale – di un’equipe (fornita dalla Asl di Roma) presente presso direttamente le sedi della Camera. Serviti e riveriti, insomma. Per un costo complessivo di 127 mila euro.

Twitter: @CarmineGazzanni