Campi Rom, torna la tensione. Bruciati cassonetti davanti alla struttura di Monachina. E i giovani dell’auto killer non rispondono al pm

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Non parlano i due giovanissimi arrestati per aver travolto con l’auto sulla quale viaggiavano nove persone alla periferia nord di Roma. Una di queste è morta e almeno altre tre sono in condizioni gravissime. Un incidente che ha allargato quanto mai la distanza tra i campi Rom e la popolazione dei quartieri circostanti, sempre più esasperata da episodi di violenza e criminalità. Pur senza la collaborazione dei due indiziati, gli inquirenti vanno avanti nelle indagini. E qui potrebbe esserci una novità inattesa: a bordo della stessa auto killer ci sarebbe stata una quarta persona oltre ai due fratelli presui dopo cinque giorni di latitanza e alla moglie diciassettenne di uno dei due, arrestata invece poco dopo il tragico episodio.

OMERTÀ
Gli investigatori stanno ascoltando testimoni e raccogliendo nuovi elementi. Ovviamente si tratta di un lavoro difficilissimo perché nessuno parla. Basti ricordare che proprio i campi Rom sono stati il nascondiglio dei due fratelli accusati ora di omicidio. Se è vero che è stata la madre dei due ragazzi a consegnarli alla polizia, ma solo dopo che il padre aveva provato a trattare con la questura, è altrettanto vero che i Rom hanno protetto i due latitanti fino al momento dell’arresto. Cinque giorni durante i qualie si sono sentite persino richieste di perdono che cozzano terribilmente con il tentativo di sottrarsi alla cattura e con il silenzio tenuto fin adesso dai due arrestati. Da questo tragico episodio Roma esce con la presa d’atto di un’immensa ipocrisia sui campi Rom illegali ma tollerati. Di fronte a una politica che chiude un occhio in nome di un buonismo fuori dalla legge, i cittadini che vivono nelle vicinanze di questi insediamenti danno sempre più chiari segni di stanchezza. E di intolleranza. Nella notte di martedì si sono registrati così nuovi momenti di tensione, con cassonetti bruciati proprio davanti al campo nomadi della Monachina. Lo stesso dove vivevano i tre ragazzi fermati dalla polizia per l’incidente. E c’è timore per un sit-in a cui parteciperà il movimento di destra CasaPound.