Campidoglio, bufera sul maxi concorso. Le buste dei candidati non garantirebbero l’anonimato

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PUBBLICATO SABATO 16 NOVEMBRE 2013

di Fernando Magliaro

Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, potrebbe annullare del tutto il maxi concorso per 1995 posti al Comune di Roma, bandito dalla Giunta Alemanno. La decisione è attesa nelle prossime 48 ore, cioè lunedì, non appena l’Avvocatura capitolina e la dirigente del personale, la dottoressa Antonella Caprioli, termineranno le loro valutazioni rendendone edotto il primo cittadino.
Motivazione, annunciata ieri pomeriggio in una conferenza stampa convocata in tutta fretta dal Sindaco e dal suo vice, Luigi Nieri (SeL): le buste contenenti il nome del candidato non garantirebbero l’anonimato, essendo piuttosto trasparenti.

22 diversi concorsi
Il concorsone – per l’esattezza si tratta di 22 diversi concorsi che mettevano “in palio” 1995 posti fra geometri, architetti, ingegneri, bibliotecari, funzionari amministrativi, informatici e via dicendo – è stato organizzato e gestito dalla società Praxi, con sede a Torino, che ha vinto una gara europea, battendo altri 4 concorrenti e superando una serie di ricorsi amministrativi al Tar che, quindi, ha decretato il corretto svolgimento dell’appalto. Praxi che, oltre al maxi concorso del Comune, gestisce anche altri concorsi: a Bari o a Napoli e che ha gestito le 400mila domande per il concorso all’Agenzia delle Entrate.

La difesa
E la Praxi si difende, per il tramite di Sergio Rossi, responsabile della businness unit Concorsi. Le buste incriminate sono quelle denominate “internografate”, con grammatura 80-100 per centimetro quadrato. In sostanza, l’esterno della busta è bianco, all’interno invece è applicata una pellicolazione blu scura-violetta che impedisce di leggere il contenuto.
“Queste buste – spiega Rossi – sono usate comunemente in tutti gli atti, dai concorsi alle gare d’appalto, che richiedono la garanzia del rispetto dell’anonimato del contenuto. La loro definizione, infatti, nei vari capitolati, è quella di essere ‘idonee a non rendere visibile il documento contenuto all’interno’”.
Per essere più chiari, questi involucri dovrebbero garantire un livello di anonimato superiore a quello delle buste che vengono utilizzate quando si riceve a casa il pin della carta di credito o del bancomat o come quelle delle buste paga o, ancora, come il retro delle schede elettorali.
Ovviamente, con strumenti da Csi è possibile arrivare anche a decifrare qualcosa, ma ad occhio nudo, anche mettendole controluce, non si dovrebbe riuscire a decifrare nulla.
E già questa affermazione apre un dubbio circa ciò che sta accadendo.

Non c’è solo la questione buste
Ma non basta solo la questione “buste” a gettare sospetti sulla decisione del Campidoglio.
Emergono, infatti, altre incongruenze: come possono due funzionari, non esperti né in grafologia né in analisi delle immagini, come un avvocato e un funzionario amministrativo, per quanto certamente eccellenti nei loro campi, riuscire in 48 ore, di sabato e di domenica, ad esaminare una questione così spinosa che porrà il Comune al centro di uno dei più grossi contenziosi giudiziari degli ultimi trent’anni?

Ripercorriamo la vicenda
Quando viene bandito il concorso, nel 2010, giungono oltre 300 mila domande. Vengono effettuate le prove di preselezione, sottoposte a webcam in diretta, con correzione elettronica immediata, a garanzia di trasparenza e correttezza. Risultato? Rimangono in lizza circa 20 mila persone per 1995 posti divisi in 22 concorsi diversi.
Di questi 22 concorsi alcuni posti – ad esempio 4 geometri, una decina di esperti in project financing e una trentina di posti per controllore di gestione – giungono a conclusione con l’assunzione dei vincitori.
Un’altra fetta di questi concorsi – 8 o 9, fra cui quello per esperto informatico – sono conclusi, le graduatorie pubblicata e nessuno è stato oggetto di ricorso.
Altri di questi concorsi, fra cui quello per i 300 posti di educatore nella scuola materna, sono conclusi e in attesa di pubblicazione della graduatoria.
E, infine, per altri – gli istruttori amministrativi, ad esempio – sono in corso gli esami orali.
Ebbene, già il semplice annuncio del sindaco Marino di possibili irregolarità apre la strada a una valanga infinita di ricorsi che impegneranno l’Avvocatura e il Tar per chissà quanti anni a venire, esponendo il Campidoglio a rischi enormi di risarcimenti danni incalcolabili. Figurarsi, poi, se il concorso venisse anche solo sospeso o addirittura annullato.

Veleni e sospetti
Infine, due elementi piuttosto anomali fanno pensare: il primo, pochissimi giorni dopo l’insediamento della Giunta Marino, tutti i dirigenti esterni del Comune, nominati durante il mandato Alemanno, e che erano membri di Commissione d’Esame, vennero convocati – su indicazione della neo direttrice del personale, la stessa dottoressa Caprioli che oggi deve esprimersi sulla validità del Concorso – e venne chiesto loro di rinunciare all’incarico di membro della Commissione d’Esame.
Come è noto, non è procedura consentita il cambio della Commissione mentre sono in corso gli esami, pena l’annullamento del concorso stesso.
Al rifiuto di questi dirigenti, venne comunicato loro, secondo quanto loro stessi raccontano, che avrebbero allora svolto i loro compiti gratis per carenza di fondi nelle casse capitoline.

Infine, parliamo proprio delle Commissioni esaminatrici: 22 diversi concorsi danno luogo alla composizione di 22 diverse commissioni “madre” e, in quei bandi in cui sono presenti più di 700 candidati si forma una prima sottocommissione e, ove ne fossero più di 1000 – in 4 concorsi – anche una seconda sottocommissione.
Ogni commissione “madre” è composta da 3 membri, mentre le sottocommissioni da due.
In totale, quindi, per il maxiconcorso comunale sono stati nominati, fra commissioni madre e sottocommissioni, oltre un ottantina di commissari esaminatori.
Nessuno di questa ottantina di commissari – compresa la stessa dottoressa Caprioli, che è stata presidente di Commissione per il concorso per gli esperti di controllo di gestione e membro della commissione esaminatrice per gli esperti informatici e di quella per i funzionari amministrativi – si è mai reso conto di questo problema con le buste sollevato da Marino e Nieri.
Almeno, nessuno ne ha fatto cenno pubblicamente, per quanto è dato di sapere.
La dottoressa Caprioli, quindi, ora, si trova nella scomoda posizione di essere controllore e controllata e, insieme al capo dell’avvocatura, l’avvocato Rodolfo Murra, a dover decidere in pochissime ore su questa vicenda spinosissima.
Insomma, un ginepraio nel quale Marino e Nieri si sono andati a cacciare e dal quale sarà assai complicato uscire fuori indenni.

L’ex assessore rincara la dose
Al vetriolo Enrico Cavallari, ex assessore al Personale della Giunta Alemanno e colui il quale il Concorso l’ha ideato e portato avanti: “Abbiamo seguito procedure di trasparenza rigidissime, come testimoniano proprio i commenti sul facebook di Marino scritti da chi gli esami li ha sostenuti: dalla gara europea alle prove in diretta web. Non vorrei che Marino volesse cancellare qualsiasi cosa il centrodestra abbia fatto, come se fossimo stati degli “occupanti abusivi” di una “cosa”, il Comune, che la sinistra considera di sua proprietà. Oppure il sindaco è forse preoccupato dal fatto di dover pagare nuovi stipendi, visti i tagli al bilancio”.