Campidoglio sbilanciato. Nessuno vuole fare l’assessore e la Raggi continua a prendere ancora tempo

di Stefano Iannaccone
Politica

Il bilancio di Roma può attendere. Almeno nella filosofia della giunta a 5 Stelle. Virginia Raggi prende ancora tempo sulla nomina dell’assessore dopo le dimissioni di Marcello Minenna e la rapida defenestrazione di Raffaele De Dominicis. Come se il tempo non stringesse e la Capitale non avesse bisogno di un governo capace di cambiare le cose. Ma le tensioni nel Movimento 5 Stelle complicano il lavoro, finendo per allontanare i tecnici potenzialmente adatti all’incarico in Campidoglio.

FRENATA
La versione ufficiale sull’ennesimo rinvio sull’assessore al Bilancio racconta di una volontà di approfondire la ricerca del profilo. Perché non si vogliono commettere altri errori dopo gli scivoloni delle scorse settimane e tutte le polemiche che ne sono conseguite. Ma fonti ben informate sul Campidoglio spiegano un’evoluzione ben diversa: tutte le persone contattate, ritenute idonee dai vertici pentastellati, hanno declinato la proposta. Il motivo? Il rischio di avere scarsa autonomia e di non poter lavorare in serenità. Economisti ed esperti, insomma, preferiscono girare alla larga, con un approccio diffidente nei confronti dell’amministrazione guidata dalla Raggi. Il risultato è un ulteriore indebolimento della sindaca. Tanto che nei corridoi  di Palazzo qualcuno ipotizza: “La giunta non dura fino a Capodanno”. Una previsione azzardata, ma che prova a fare i conti con la realtà: preparare bilancio di Roma è un compito imponente, che non può essere improvvisato. A riprova dei dubbi sulla tenuta della giunta, nei partiti si inizia a ragionare su ipotetici scenari elettorali.

DELEGHE SPACCHETTATE
Per cercare di placare gli animi la sindaca pentastellata ha spiegato al consiglio comunale che sta “visionando curriculum, sto esaminando persone”. “Durante la ricerca – ha  aggiunto – abbiamo inizialmente nominato il procuratore generale De Domincis, successivamente alla nomina sono venute meno le condizioni politiche per il rapporto fiduciario, ragione per la quale questa ricerca è continuata”. E nell’aula Giulio Cesare ha formulato una promessa: “Nel più breve tempo possibile, ma nel tempo necessario, procederemo alla nomina delle nuove figure”. Nulla di nuovo, dunque, tranne che per lo spacchettamento delle deleghe al Bilancio e alle Partecipate e la fine del “super-assessorato”. “Inizialmente erano state unite. Ora tornano ad essere separate”, ha riferito la Raggi.

AFFONDO PD
Le opposizioni non hanno fatto attendere l’affondo. Con il Partito democratico che ha cercato di portare il dibattito su un piano pratico: “Noi dobbiamo sapere se intenderete fare un assestamento in aula come avevate detto, se procederete con debiti fuori bilancio”, ha scandito la capogruppo del Pd al Campidoglio, Michela De Biase. L’esponente dem ha poi chiesto una chiarezza sui ruoli: “Chi ce l’ha oggi la delega al Bilancio? Ce l’ha lei (Raggi, ndr)? Se è così, ci lavori. Venga in aula e affronti i problemi di questa città, assumetevi la responsabilità del governo. Roma non può assistere a discussioni che stanno uccidendo il M5s e la vita democratica di questa città”. De Biase ha quindi concluso: “Non era mai accaduto che l’aula non fosse convocata per 20 giorni, che il sindaco si sottraesse al confronto. La città non si governa su Facebook”.