Cancellare il Reddito di cittadinanza è una follia. Dai partiti soltanto proposte surreali. Parla il sociologo De Masi: “L’astio non è verso la misura ma contro i poveri”

Da Renzi al Centrodestra, continua il fuoco di sbarramento contro il Reddito di cittadinanza. Ma il sociologo De Masi smonta le loro fake news

Da Matteo Renzi a Giorgia Meloni, il fronte anti-reddito di cittadinanza torna alla carica. Professore Domenico De Masi, ci può spiegare come mai c’è tanto astio nei confronti di questa misura contro la povertà?
“L’astio non è tanto contro la misura ma contro i poveri. Parliamoci chiaro questi soldi sono stati destinati agli ultimi degli ultimi. Nel 2019, quand’è entrato in scena il Reddito di cittadinanza, in Italia c’erano cinque milioni di poveri assoluti. Eppure un milione di loro lavorava ma guadagnava talmente poco da essere di fatto poveri al punto da avere bisogno di un sussidio, in aggiunta al loro bassissimo salario, per riuscire a sopravvivere. Un altro milione di persone avrebbe voluto e potuto lavorare ma non riusciva a trovare impiego. Tenga conto che non si trattava di laureati ma, in gran parte, di persone prive di titoli di studio e, il più delle volte, sprovvisti perfino di patente. Infine c’erano tre milioni di persone, la fetta più grande, che non lavorava, era poverissima e non poteva nemmeno lavorare perché si trattava di minori, invalidi e anziani. Queste persone che sono totalmente impossibilitate a lavorare, senza il Reddito che fine faranno? Le soluzioni che propongono i vari Renzi, ossia creare posti di lavoro nelle aziende, per loro non hanno nessun valore perché oltre a essere poveri, spesso sono anche disgraziati. Quale alternativa c’è oltre a fornire loro un sussidio? Un Paese ricco come l’Italia, l’ottavo prodotto interno lordo al mondo, può avere tre milioni di persone che muoiono letteralmente di fame o che vivono in modo così disagiato da avere un’esistenza tanto penalizzante? No, non è possibile. Guardi il Reddito di cittadinanza sostituisce quello che nel mondo cattolico era la carità, ossia si basa sul concetto che chi ha più soldi deve aiutare chi altrimenti morirebbe di fame. Non so con quale coraggio Matteo Renzi, il quale si dice cattolico, è tanto contrario al Reddito di cittadinanza. E deve essere chiaro anche che questa misura funziona perché del milione di poveri che poteva lavorare ma non riusciva a farlo, oltre 400mila hanno trovato impiego grazie ai navigator. A me sembra lapalissiano che il vero problema del Reddito è che a proporlo sono stati i 5 Stelle che sono talmente odiati da far ignorare completamente come – e quanto – la misura sia positiva. Sottolineo che Mario Draghi, da economista, ha detto che il Reddito non si può toccare”.

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Intanto dal Centrodestra propongono di eliminare il reddito per effettuare il taglio del cuneo fiscale. È la strada giusta?
“Ma che c’entra? Scusi ma se a una persona che ha bisogno di acqua gli diamo il pane, che se ne fa? Il cuneo fiscale riguarda i lavoratori occupati mentre il Reddito punta principalmente agli ultimi degli ultimi, quelli che non possono lavorare. Che siano due argomenti distinti è evidente dal fatto che se risolviamo il problema dei poveri, non si risolve quello del cuneo fiscale e viceversa. Siccome non credo che chi parla di queste cose sia stupido, allora devo pensare che lo faccia in malafede”.

Italia Viva propone di tagliare il sussidio per dare 200 euro in più in busta paga. Ma così facendo che fine farebbero gli oltre 3 milioni di italiani che percepiscono il Reddito in quanto non hanno alcuna entrata?
“Diventeranno delinquenti o questuanti, non avrebbero alternative. Intendiamoci, è giusto pensare di alzare gli stipendi ma questo non ha nulla a che vedere con chi non ha e non può avere un impiego”.

Tra l’altro riguardo alla proposta di Renzi non sembrano tornare i conti. L’ex premier approvò un bonus da 80 euro che costò quasi 10 miliardi allo Stato. Il Reddito, invece, ne costa meno di 8. Malgrado ciò sostiene che tagliando il sussidio si possano dare 200 euro. Com’è possibile?
“Guardi non sta né in cielo né in terra. Queste dichiarazioni non funzionano né sul piano logico, né su quello etico e né su quello finanziario. Vorrei tanto sedermi a tavolino con Renzi per parlarne con calma e chiedergli: ‘da dove viene questa idea?’. Questo perché davvero non capisco di cosa si stia parlando”.

Alla luce degli assalti dei partiti contrari al Reddito, crede che M5S riuscirà a difenderlo?
“A livello parlamentare lo difendono ma si deve fare di più. Comunque il Reddito resterà perché abbiamo come primo ministro Mario Draghi, un liberale che dovrebbe essere contrarissimo ma siccome è una persona intelligente ha detto che non si tocca. Questo perché ha ben chiaro che altrimenti ci sarebbe una rivolta. E bisogna stare attenti perché a ottobre prossimo i poveri raddoppieranno con la carestia che verrà per via della situazione internazionale”.

Recentemente in Italia si dibatte furiosamente del salario minimo. A che punto è la discussione?
“Siamo in alto mare. Da noi il problema è che il sindacato non lo vuole. E a loro si è accodato il ministro Brunetta che è il più retrogrado d’Italia visto che è contro lo smartworking e contro ogni altra innovazione. Tornando ai sindacati, in particolar modo la Cisl, lo boicottano perché credono che diminuisca il loro potere contrattuale. Ma è una balla perché si parla di inserire un tetto minimo, ossia una base di partenza, da cui poi deve partire la trattativa contrattuale che ovviamente continuerebbe ad esistere. Mi chiedo ma di cosa stiamo discutendo? Il salario minimo c’è in tutto il mondo e in Germania pochi giorni fa è stato innalzato. Invece da noi che abbiamo i salari più bassi d’Europa, c’è chi dice che non ne abbiamo bisogno. È assurdo anche solo pensarlo. La realtà è che da noi si accampano scuse talmente pretestuose che non c’è nemmeno da contrapporre la razionalità, tanto non vogliono ragionare”.

Crede che in Italia riusciremo mai ad avere il salario minimo?
“Cercheranno di impedirlo ma a volte capitano situazioni fortunate, come con il Reddito di cittadinanza, dove le convergenze astrali rendono inevitabili simili riforme. Speriamo succeda qualcosa anche con il salario minimo. Ma ora è tempo anche di parlare della prossima battaglia, quella dell’orario di lavoro. Possibile che abbiamo l’orario di lavoro più lungo d’Europa? Possibile che lavoriamo 1800 ore all’anno mentre in Germania soltanto 1400?”.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 16:06
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