Candidati in lista a loro insaputa. Arrestato il leader dell’Altra Italia. Sette misure cautelari eseguite dalla Finanza. Irregolarità in 23 Comuni, da Bergamo a Potenza

Cartelli candidati L'Altra Italia
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Candidati in lista a loro insaputa. Da Bergamo a Vibo Valentia. Con tanto di documentazione falsa a supporto. Una vera e propria Candidopoli – dal nome dell’inchiesta – scoperta dalla Guardia di Finanza di Padova che ha eseguito ieri sette misure cautelari nei confronti dei vertici del movimento politico emergente L’Altra Italia, con ramificazioni sull’intero territorio nazionale. Un’operazione nata dall’inchiesta coordinata dal procuratore della Repubblica di Rovigo, Carmelo Ruberto, e dal sostituto, Ermindo Mammucci, che ha portato le Fiamme Gialle a bussare alle porte degli indagati fino a Foggia e a Lecce.

DALLE ALPI ALLO STRETTO. Le indagini hanno preso il via dopo alcuni servizi del Tg satirico di Canale 5, Striscia la Notizia, che denunciavano la presentazione di false liste elettorali per le elezioni amministrative in una serie di piccoli comuni. Ed hanno appurato che a Barbona (nel 2019) e Vighizzolo d’Este (nel 2020), entrambi nel Padovano, le liste presentate erano false davvero. Più nel dettaglio, secondo la Procura di Rovigo, il movimento politico avrebbe presentato liste di candidati formate da persone che, nella gran parte dei casi, erano state iscritte a loro insaputa.

Di qui le indagini si sono allargate ad altri 21 comuni. E si è scoperto che L’Altra Italia avrebbe utilizzato lo stesso metodo, nel settembre 2020, con i candidati delle liste presentate nelle province di Alessandria, Asti, Belluno, Bergamo, Campobasso, Catanzaro, Cosenza, Genova, Imperia, Isernia, Perugia, Pisa, Potenza, Savona, Vibo Valentia e Vicenza. Tutti comuni con popolazione inferiore ai mille abitanti. Una scelta non casuale dal momento che, nei piccoli centri, la legge prevede una procedura semplificata per la presentazione delle candidature.

Nel corso delle indagini sono state acquisite le testimonianze di oltre 100 candidati – molti dei quali non conoscevano neppure il movimento politico che li aveva messi in lista – e acquisita documentazione delle commissioni elettorali di 23 Comuni. Agli arresti domiciliari è finito il fondatore e segretario nazionale de L’Altra Italia, Mino Cartelli (nella foto), che nel 2020 sostenne la candidatura a governatore di Raffaele Fitto in Puglia.

Ad altre quattro persone è stato notificato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, mentre a carico di due consiglieri comunali autenticatori, tra i quali il vigile urbano Francesco Foti, presidente del movimento e consigliere comunale a Barbona, è stata adottata la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di pubbliche funzioni per dodici mesi. Destinatari dell’obbligo a presentarsi anche. Quindici in tutto le persone denunciate.

ANZIANI E DISABILI. Nelle liste incriminate passate al setaccio dagli investigatori erano finiti anche ultra ottantenni e persone con gravi disabilità fisiche, candidati a loro insaputa in comuni spesso distanti migliaia di chilometri dalla propria residenza. Alcuni di loro erano stati persino eletti e, dopo aver rifiutato la carica, hanno esposto involontariamente i relativi comuni al rischio di commissariamento. Ma qual era l’obiettivo finale de L’Altra Italia?

“L’obiettivo principale – hanno spiegato il procuratore Ruberto e il sostituto Mammucci – era quello di presentare candidature in piccole realtà territoriali dove, approfittando della specifica normativa settoriale, vi era una buona probabilità di eleggere un proprio rappresentante per ottenere una visibilità sull’intero territorio nazionale, in modo da far accrescere il consenso per le successive consultazioni elettorali”.