Cantonata sull’inchiesta Consip. Per il presidente dell’Anticorruzione ci sono molti pochi fatti e tante illazioni

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La disamina di Raffaele Cantone è secca: “Nella vicenda Consip vedo molti pochi fatti e tante illazioni”. Poche parole ma molto chiare, quelle pronunciate dal presidente dell’Autorità Anticorruzione, intervistato da Massimo Giannini e Jean Paul BellottoCirco Massimo su Radio Capital.  “Per ora c’è un’ipotesi di corruzione per cui un impiegato di medio livello ha patteggiato (Marco Gasparrindr) e un imprenditore è in attesa di giudizio (Alfredo Romeondr). Ma tutto il resto è frutto di una fuga di notizie, di ricostruzioni giornalistiche. Ci sono indagini su indagini, una cortina fumogena che sembra avere come unico scopo quello di screditare il lavoro della magistratura”.

La domanda allora è immediata: può esistere il disegno di un “golpe” dietro tutto questo?: “È teoricamente possibile che si sia creata una ricostruzione complottistica – risponde ancora Cantone –  Io sono laico, rispetto a ipotesi di complotto voglio aspettare. Troppe volte ci siamo aspettati bombe atomiche che invece erano tric-trac. Questa vicenda sta facendo male all’immagine della magistratura, che alla fine pagherà il prezzo più alto”.

Cantone, però, difende il pm al centro del caso Consip, John Woodcock, indagato dalla Procura di Roma per falso e violazione del segreto istruttorio nella gestione dell’inchiesta Consip: “Woodcock – dice il presidente Anac – ha intuito investigativo, lo conosco come persona di grandi capacità”.