Carceri, ricercati 7mila agenti imboscati

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di Clemente Pistilli

Alle carceri italiane le cose vanno male, anzi malissimo. Lo ripetono da anni gli agenti di polizia penitenziaria e i sindacati che li rappresentano. Sono troppo pochi, i concorsi sono bloccati, l’età media del personale è di 37 anni. Proprio dai dati diffusi ieri dal Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria, in cui è stata sottolineata con soddisfazione la diminuzione del numero di detenuti, emerge però che oltre 6.500 agenti sono imboscati nei Ministeri. I poliziotti che mancano rispetto a quanto prevede l’organico? Settemila. Quasi lo stesso di chi ogni giorno, anziché trascorrere ore dietro le sbarre, siede comodo nei dicasteri romani.

Divise in fuga
Nei dati diffusi ieri dal Dap, il dipartimento che dal 6 febbraio 2012 è diretto dal magistrato Giovanni Tamburino, viene specificato che il personale di polizia penitenziaria in servizio, in base all’ultimo aggiornamento compiuto nel giugno scorso, conta 45.047 unità. A fare la guardia ai detenuti 37.967 agenti uomini e 7.080 donne. Lo stesso Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria ha poi specificato che 6.513 unità sono distaccate nei vari Ministeri. Un dato interessante, visto che proprio pochi giorni fa il Sappe, uno dei sindacati più rappresentativi della categoria, ha tuonato contro la legge di stabilità e le mancate assunzioni di altri 500 agenti, ricordando che il corpo è allo stremo, in sottorganico di settemila unità. Richiamare gli imboscati, chi al posto della divisa indossa giacca e cravatta, chi non si occupa di detenuti, ma di rispondere al telefono o fare da autista a qualche colletto bianco, magari non risolverebbe il problema ma contribuirebbe sicuramente a migliorare la situazione.

Qualcosa cambia
Per il Dap la situazione nelle carceri sta comunque evolvendo in senso positivo. Le statistiche diffuse ieri mostrano un calo di 2.482 detenuti nell’ultimo anno, passati dai 66.529 del novembre 2012 agli attuali 63.628. Merito in larga parte della legge 199 del 2010, la cosiddetta svuota carceri, che consente ai condannati di scontare gli ultimi 18 mesi di pena ai domiciliari. I condannati che sono stati affidati in prova ai servizi sociali sono stati 10.992, quelli messi in semilibertà 838, ai domiciliari 10.169. In base soltanto alla svuotacarceri sono usciti 12.741 detenuti. E ancora: i detenuti che lavorano sono 13.727 (12.968 uomini e 759 donne). Tra il 2011 e il 2012, infine, con la misura alternativa dell’espulsione, prevista per i condannati che devono scontare gli ultimi due anni di pena, sono stati scarcerati 1.816 detenuti.

Ma non basta
Miglioramenti dunque ci sono stati, ma non sono sufficienti. Oltre all’anomalia che emerge sui distaccamenti degli agenti penitenziari, va evidenziato infatti che se attualmente i detenuti sono 63.628, la capienza massima prevista nei 206 istituti italiani è di 45.225. Dietro le sbarre sono ancora in troppi. Capita così che nei primi sei mesi dell’anno si sono registrati 3.287 atti di autolesionismo, 545 tentati suicidi, 18 suicidi, 1.880 colluttazioni, 468 ferimenti e 3.965 detenuti hanno scelto di fare lo sciopero della fame. Andrà pure meglio con lo svuota carceri, ma la strada è ancora lunga per rispettare quegli standard che impone la stessa Europa.