Caro-energia, Meloni di nuovo isolata in Europa: la battaglia contro il meccanismo Ets è persa in partenza

Meloni ancora una volta isolata in Europa: la battaglia contro il meccanismo dell'Ets è persa in partenza. Si sfila anche Berlino

Caro-energia, Meloni di nuovo isolata in Europa: la battaglia contro il meccanismo Ets è persa in partenza

Pensava di avere l’appoggio almeno della Germania. Ma anche Berlino ha deciso di sfilarsi. Giorgia Meloni ancora una volta si trova isolata in Europa. Questa volta sulla battaglia per lo stop all’Ets, vale a dire il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO2, introdotto dall’Unione europea come uno dei principali strumenti di politica climatica per ridurre l’impatto ambientale delle attività industriali. E considerato il baluardo del Green deal.

Meloni ancora una volta isolata in Europa: la battaglia contro il meccanismo dell’Ets è persa in partenza

Ieri a margine del Consiglio Ue Ambiente, si è tenuta una riunione di coordinamento tra Italia, Grecia, Croazia, Romania, Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria, Austria e Polonia, per trovare una linea comune sul quadro climatico post-2030. All’incontro, a quanto si apprende da fonti italiane, sarebbe emersa una “diffusa preoccupazione soprattutto per l’incidenza dell’Ets, sia quello sulla produzione termoelettrica che quello sull’industria sulle economie” europee. I partecipanti, hanno spiegato le stesse fonti, si sarebbero ripromessi di proporre “iniziative comuni” per affrontare il problema. Il loro obiettivo, fondamentalmente, è lo stop al meccanismo.

Il tema è destinato ad approdare sul tavolo del Consiglio europeo di giovedì. Ma sul suo congelamento la maggioranza dei 27 è assolutamente contraria. “Ci sono leader che ci aspettiamo sostengano di affrontare questo sistema ma allo stesso tempo abbiamo la maggioranza dei leader che ritiene Ets indispensabile non solo per la transizione ma perché è stato importante per le strategie di investimenti” europee, ha detto un alto funzionario Ue in vista del summit dei 27, spiegando come “diversi leader” sono per mantenere il meccanismo.

La disputa sul meccanismo destinata ad approdare al Consiglio Ue

Lo scudo contro il caro energia annunciato da Ursula von der Leyen approderà sul tavolo dei leader Ue con un ventaglio di opzioni: più flessibilità sugli aiuti di Stato per sostenere le industrie più esposte, margini legislativi per sgravi sulle bollette elettriche e nuove spinte alla riduzione dei consumi, con le rinnovabili in prima linea. Nelle aperture della presidente della Commissione europea, l’Ets potrebbe essere rivisto per rendere “più realistica la traiettoria della decarbonizzazione”.

I primi correttivi – ha annunciato von der Leyen in una lettera ai leader lunedì – arriveranno “ascoltando le preoccupazioni dell’industria”, con nuovi benchmark e un rafforzamento della riserva di stabilità del mercato. Ma nessuno stop come chiesto dall’Italia di Meloni. Il sistema resta “collaudato”, ha ribadito la numero uno di Palazzo Berlaymont, difendendolo come la bussola degli investimenti europei.

Previsti ritocchi mirati, no allo stop chiesto dall’Italia

La partita politica di Meloni, dunque, alla ricerca di correttivi più robusti e di sponde tra i partner, a partire da quella del cancelliere Friedrich Merz, è già persa in partenza. Berlino, dicevamo, si è sfilata. L’Ets “ha dato buoni risultati, è uno strumento chiaro di economia di mercato, è molto flessibile e offre alle imprese grande libertà di gestirlo in modo innovativo. Per questo vorremmo lievi adeguamenti laddove vi sia un onere” eccessivo “come nell’industria chimica, ma tutto il resto deve restare in questa direzione, ha dato buoni risultati”, ha detto il ministro tedesco dell’Ambiente, Carsten Schneider.

Giorni fa, il 12 marzo per la precisione, l’Europa del Nord aveva serrato i ranghi con la penisola iberica a difesa del mercato di scambio delle emissioni di CO2. Otto governi – Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia, Lussemburgo, Slovenia, Spagna e Portogallo – hanno respinto la richiesta avanzata da Meloni di congelare, il meccanismo, almeno sul fronte del termoelettrico, per alleggerire il peso del caro energia sull’industria. Altrettanto netto il messaggio indirizzato a von der Leyen: la sua mano tesa alla “modernizzazione” del sistema non dovrà trasformarsi nel pretesto per fare retromarcia. E Ursula pare aver recepito, Giorgia no. La porta resta aperta soltanto a ritocchi mirati.

Pichetto Fratin ha annusato l’aria di sconfitta

Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha però annusato l’aria di sconfitta. “Noi chiediamo la sospensione dell’Ets per quanto riguarda il termoelettrico, o una soluzione che ci porti al risultato di non far incidere, praticamente triplicandolo, il valore dell’Ets sul prezzo dell’energia”, ha messo le mani avanti il ministro dell’Energia.

“Sulle misure anti-crisi per abbattere il prezzo dell’energia e dei carburanti il governo è in stato confusionale. Da una parte Matteo Salvini propone di tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere, dall’altra Giorgia Meloni propone di cancellare l’Ets, di fatto regalando sconto fiscale alle stesse compagnie petrolifere che stanno facendo grandi affari con la guerra in Iran”, ha commentato l’eurodeputato del Movimento 5 stelle Dario Tamburrano.