Coro di no all’ammazzaprocessi. La Cartabia sempre più isolata. Anm e Antimafia sulle barricate contro la riforma. La ministra rassicura, ma la legge va riscritta da capo

giustizia Cartabia
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Criticata da tutti, avvocati e magistrati, dall’Anm come dal procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho (leggi l’articolo), la ministra della giustizia Marta Cartabia continua a difendere imperterrita la sua riforma. Lo ha fatto anche ieri in sede di question time alla Camera. Tutti sostengono che quella legge non sarà garanzia di processi giusti e veloci ma di impunità. La guardasigilli però assicura ancora, come se niente fosse, che “i procedimenti di mafia e terrorismo non andranno in fumo”. Senza specificare però che se non modificherà proprio la sua norma sarà quello il destino anche di quei procedimenti.

IL PUNTO. La guardasigilli ha provato a ribattere ad accuse di magistrati come il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, e Cafiero De Raho, posizioni che stanno irrobustendo la trincea costruita in Parlamento dal Movimento 5 Stelle contro la nuova legge, già ribattezzata salva-ladri. Un tentativo di mediazione è in atto per modificare il testo, con l’accordo di tutta la maggioranza, ma non è semplice. Il premer Mario Draghi, nonostante le rassicurazioni date a Giuseppe Conte nel loro incontro (leggi l’articolo), vuole infatti arrivare comunque a incassare il via libera alla riforma alla Camera dei deputati entro il prossimo mese di agosto.

In Commissione ci sono però 1.631 emendamenti, di cui oltre 900 presentati solo dei pentastellati. E poi ci sono Enrico Letta, Matteo Salvini e Matteo Renzi che comunque ribadiscono l’impegno al via libera entro l’estate. Un quadro che porta verso un maxiemendamento su cui porre il voto di fiducia che porterebbe inevitabilmente a una lacerazione della maggioranza che sostiene Supermario.

Una partita tra le più difficili per il premier. I 5S non cedono, in particolare sulle norme che fanno terminare il giudizio di appello per improcedibilità dopo due anni e la Cassazione dopo un anno. Norme che pure per l’Anm “eliminano” i processi senza accompagnarsi a “una misura acceleratoria” che assicuri una ragionevole durata. Lo Stato che getta la spugna e si rassegna a rinunciare alla giustizia. Si fa “un favore alle mafie”, ha sostenuto Gratteri.

Cartabia non se ne cura. Afferma che il governo è “consapevole di quello che fa” e lavora proprio per combattere il “gravissimo” vulnus della durata eccessiva dei processi, anche con concorsi e con l’assunzione di 16.500 addetti all’ufficio del processo. Assicurando appunto, senza precisare che a tal fine dovrà modificare la norma, che non andrà in fumo nessuno dei procedimenti per mafia, sia perché per i reati più gravi c’è la possibilità di prorogare il termine di due anni fissato in appello per l’improcedibilità, sia perché “i procedimenti che sono puniti con l’ergastolo, e spesso lo sono quelli per mafia, non sono soggetti ai termini dell’improcedibilità. Parole che non convincono numerosi parlamentari e che sono appunto in netto contrasto con quanto al momento prevede la riforma.

LO SCENARIO. Possibile a questo punto che venga inserita una norma transitoria in modo che la riforma entri in vigore soltanto nel 2024 e che comprenda un allungamento dei tempi a tre anni per l’Appello e l’ampliamento della gamma dei reati per cui non sarà previsto il criterio dell’improcedibilità. “Se ci fosse stata la riforma Cartabia l’ex sottosegretario Cosentino non sarebbe stato condannato”, hanno evidenziato ieri fonti pentastellate. I parlamentari del Movimento 5 Stelle ieri hanno discusso a lungo sul tema ed è così anche slittata la riunione dell’ufficio di presidenza della Commissione giustizia.

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