Case popolari, a Roma vince il principe banchiere. Annullati gli espropri nell’area di San Basilio. Maxirisarcimento del Campidoglio a Torlonia

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di Clemente Pistilli

Negli espropri per realizzare le case popolari a San Basilio il Comune di Roma ha toppato. Il principe-banchiere Alessandro Torlonia, proprietario di parte di quelle aree, ha ingaggiato con il Campidoglio una battaglia legale andata avanti per circa trent’anni e ora ha ottenuto ragione dal Consiglio di Stato. Gli atti contestati sono stati annullati. Per dar vita a una zona che è da tempo definita la “Scampia di Roma”, ricca piazza di spaccio e caratterizzata da un profondo degrado, un’area che non ha nulla di principesco, a Palazzo rischiano così un “salasso”. Difficilmente il presidente della Banca del Fucino rinuncerà a chiedere un maxi-risarcimento per quei beni persi e che i giudici amministrativi hanno stabilito essere stati a lui tolti in modo illegittimo.

Il pasticcio
Stretto tra la Nomentana e la Tiburtina, nel quadrante Nord-Est dell’Urbe, San Basilio è un quartiere nato sotto la spinta dei finanziamenti giunti con il piano Marshall e poi sviluppatosi più o meno abusivamente. Un quartiere popolare, che ai “ragazzi di vita” di Pasolini ha visto sostituirsi una criminalità di alto profilo, che fa grandi affari con il mercato della droga, che sfrutta il disagio e impiega vedette. Una realtà difficile, nota per i vari blitz compiuti dalle forze dell’ordine e che di tanto in tanto fa parlare di sé quando i litigi degenerano e finiscono a colpi di pistola o di coltello, con le “revolverate” o le “pungicate”. Nel 1981, quando in Campidoglio sedeva il comunista Luigi Petroselli, venne data un’accelerazione ai piani per realizzare case popolari e opere di urbanizzazione nella zona denominata “San Basilio V2”, quella in cui oggi la mala detta legge. Venne adottata una variante, poi approvata l’anno successivo, quando la fascia di sindaco passò a Ugo Vetere, esponente e parlamentare del Pci. Tra i terreni da espropriare c’erano quelli di Alessandro Torlonia, che diede subito battaglia. Tra una delibera bocciata e un’altra, tra un piano urbanistico annullato e un altro avallato dalla Regione, il progetto del Campidoglio è andato avanti e avanti è andato il contenzioso aperto dal principe Torlonia.

I mercanti diventati banchieri
I Torlonia, giunti a Roma e impegnati come mercanti di tessuti in piazza di Spagna, man mano sono diventati una delle famiglie più ricche e potenti della capitale. Una fortuna legata principalmente alla bonifica del Fucino, che portò i nobili a dar vita all’omonima banca, al fine di finanziare le attività economiche nei territori bonificati. Il padre del principe Alessandro è stato senatore del Regno d’Italia e nell’istituto di credito il timone è stato sempre tenuto stretto dai Torlonia, tanto che l’88enne Alessandro ancora è presidente della banca. Il principe, assistente al soglio pontificio e consigliere pontificio della commissione per lo Stato della Città del Vaticano, l’organismo che praticamente gestisce gli affari di Oltretevere, su San Basilio non ha mollato un attimo.

Trenta anni di battaglie
Il Consiglio di Stato ha ora dato ragione al nobile-banchiere, accogliendo l’articolato appello presentato tramite l’avvocato Nicolò Paoletti. Le aree espropriate al nobile si trovavano fuori dal perimetro del piano di zona e l’occupazione d’urgenza disposta dal Campidoglio è stata ritenuta illegittima dai giudici di Palazzo Spada. Bocciati anche i progetti esecutivi dell’intervento di edilizia residenziale pubblica e delle opere di urbanizzazione interne al piano. Alla luce della sentenza della IV sezione del Consiglio di Stato, Alessandro Torlonia con ogni probabilità ora chiederà un maxi-risarcimento al Comune di Roma e sembra che i suoi legali siano già al lavoro. Per la famiglia definita i “Rothschild” dell’Urbe, al punto che tanti romani si sono sentiti dire “non sei nato a casa Torlonia” quando chiedevano ai genitori qualcosa di costoso, forse sarà l’occasione di accrescere il proprio patrimonio. Del resto anche nel film di Michele Placido sulla Banda della Magliana, Romanzo Criminale, il “Dandi”, il personaggio che ha incarnato Renatino De Pedis, salendo su un’auto da corsa dice: “Questa a Roma ce l’avemo solo io e il principe Torlonia”.