Case popolari, pagano i dipendenti

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di Alessandro Barcella

Debole con i forti e forte con i deboli. Potrebbe racchiudersi in questa immagine la decisione della giunta regionale uscente, che tra gli ultimi atti amministrativi è intervenuta in modo discutibile sul portafogli dei dipendenti di Aler. Stiamo parlando della delibera IX/4356 del 26 ottobre 2012, che sta suscitando in queste settimane aspre polemiche. La delibera, definita tecnicamente un “atto di indirizzo e programmazione”, puntava in qualche misura a far collaborare l’azienda locale di edilizia residenziale agli “obiettivi di finanza pubblica”. Il tema è quello della spending review, tanto caro al governo tecnico del professor Mario Monti: obiettivo legittimo e condivisibile, quanto meno nella sua formulazione teorica. Sì perché la spending review non può trovare applicazione alle aziende pubbliche a carattere economico come Aler. E se proprio vogliamo fare i duri e puri, è la contestazione dei dipendenti Aler alla giunta regionale uscente, almeno facciamolo anche con i forti e non solo sulle spalle dei deboli.

I dati dell’esercizio 2012 di Aler Milano, ad esempio, parlano chiaro: quasi 10 milioni di euro di stipendi pagati a direttore generale, dirigenti e quadri. Una voce importante, considerando il divario enorme tra il costo medio del direttore generale (quasi 320mila euro annui) e quello di un dipendente intermedio, di livello b, pari a poco più di 35mila euro lordi. Una voce su cui questa “foga” di contenimento dei costi da parte della Regione non si è minimamente abbattuta. Ma dove è andata a tagliare, allora, la forbice implacabile dei contabili di Palazzo Lombardia? Nientemeno che sul “tesoretto” dei buoni mensa dei dipendenti, ridotti con decisione unilaterale da 10.85 a 7 euro giornalieri. Forte con i deboli, dicevamo, perché questo taglio non avrebbe potuto essere effettuato e comunque non senza la contrattazione con i sindacati interni. Aler aderisce infatti al contratto Federcasa, regolato in regime privatistico ed estraneo dunque agli obblighi delle norme di spending review.

Ma la censura di Regione Lombardia è intervenuta, in modo forte e sempre unilaterale, anche su altre voci del bilancio di Aler. Parliamo delle spese per taxi e arredi, costi per la formazione del personale e consulenze esterne. E le macchine acquistate o noleggiate per attività di servizio? Tagliate anch’esse del 50% e limitate ad una cilindrata massima di 1600 cc. “Aler deve attenersi ai principi fondamentali di finanza pubblica”, ha tuonato il documento di delibera, che suona come una tirata d’orecchi alla gestione corrente delle spese dell’istituto. Principi che tuttavia non sembrano applicarsi alle voci, ben più macroscopiche, legate ai massimi vertici dell’ente ( a cui si tagliano, come foglie di fico, i soli rimborsi di missione).
“Le Aler della Regione Lombardia sono enti pubblici economici e possiedono pertanto un accentuato grado di autonomia finanziaria patrimoniale, amministrativa e contabile. Hanno inoltre una personalità giuridica di tipo privatistico, con il conseguente rapporto di lavoro d’impiego di diritto privato, regolato dalle norme vigenti in materia e dal Ccnl Federcasa”.
Così hanno scritto, in una lettera indirizzata a Federcasa (il cui presidente è quello stesso Loris Zaffra che guida Aler Milano), i segretari della funzione pubblica dei sindacati Cgil e Uil, Claudio Tosi e Salvatore Maisto. “Ora si va allo sciopero”, promettono agguerriti i rappresentanti sindacali, anche perché il taglio ai ticket non è stato applicato ovunque allo stesso modo. “ A Milano si taglia mentre a Brescia e Sondrio no”, ci conferma Claudio Tosi. Che sia una spending review a macchia di leopardo? E che a pagare, come sembra da quanto avvenuto a Milano, debbano essere le già magre finanze dei semplici dipendenti?