Caso Cucchi: i paradossi non finiscono più. Arrivano le motivazioni dell’assoluzione dei medici: avrebbero omesso di diagnosticare la sindrome, ma comunque assolti

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La nuova assoluzione, nel processo d’appello bis sulla morte di Stefano Cucchi, per i medici dell’ospedale Pertini di Roma era arrivata il 18 luglio 2016. Ora arrivano le motivazioni. Per i giudici i camici bianchi “hanno colposamente omesso di diagnosticare la sindrome da inanizione” ma “appare logicamente poco probabile che Cucchi si sarebbe salvato”. Gli imputati per omicidio colposo erano Aldo Fierro, il primario, e i medici Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo. Insomma, i medici hanno colpe, ma assolti perché comunque Cucchi sarebbe morto.

Sempre secondo le motivaizoni, “è possibile individuare la causa della morte nella sindrome da inanizione“. Ovvero uno stato di decadimento generale, di deperimento organico come effetto della mancanza o della insufficienza di alimentazione. Una morte, scrivono i giudici nelle motivazioni della sentenza, “causata da un’insufficiente alimentazione e idratazione iniziata prima dell’arresto alla quale devono aggiungersi le patologie da cui era affetto (epilessia, tossicodipendenza e riferito morbo celiaco), lo stress per i dolori delle lesioni lombo-sacrali e un ‘quasi’ digiuno di protesta”. Solo tre giorni fa i periti del giudice di Roma, nell’ambito della nuova inchiesta che vede indagati cinque carabinieri, avevano ipotizzato che l’epilessia fosse l’ipotesi più attendibile per il decesso.

Tutti questi elementi concomitanti per i giudici “hanno contribuito ad aggravare lo stato di deperimento organico in cui il paziente già si trovava a causa della grave denutrizione da cui era affetto”. Secondo i magistrati “tale ricostruzione dei fatti è l’unica che consente di spiegare la costellazione di segni e di sintomi che il paziente presentava”.

Insomma, la situazione è alquanto paradossale. I medici, scrivono i giudici, “avrebbero dovuto pervenire alla diagnosi” di inanizione ma considerato che “la malnutrizione di Cucchi era in stato di avanzato rischio quoad vitam già a settembre 2009 non vi è un’elevata probabilità logica che eventuali presidi terapeutici posti in essere in tale data (19 ottobre, giorno del ricovero, ndr) peraltro nel tardo pomeriggio, avrebbero potuto salvare la vita del paziente o ridurre la lesività della malattia”. A parlare di paradosso anche il legale della mamma di Stefano, Stefano Maccioni: “Siamo a una situazione paradossale. A pochi giorni di distanza abbiamo una sentenza che afferma che Cucchi è morto per inanizione, una perizia che invece sostiene che la causa della morte è l’epilessia oppure la vescica neurologica. Quello che è certo è che quello che è avvenuto è legato casualmente alle lesioni subite da Stefano”.

 

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di Gaetano Pedullà

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