Caso Maugeri, Celeste corruzione. Formigoni condannato a sei anni di carcere. Avrebbe favorito la clinica in cambio di mazzette

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L’ex presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, è stato condannato a sei anni di carcere al termine del processo sul presunto giro di tangenti intorno alla fondazione Maugeri di Pavia. Il Tribunale di Milano lo ha riconosciuto colpevole di corruzione. Secondo l’accusa ipotizzata dai pm Laura Pedio, l’ex governatore lombardo (presidente della giunta regionale lombarda per quattro mandati consecutivi, dal 1995 al 2013) avrebbe favorito la fondazione pavese in cambio di tangenti.

Ma non è finita qui. Anche l’ex assessore regionale lombardo Antonio Simone e l’ex uomo d’affari Pierangelo Daccò sono stati condannati rispettivamente a 8 anni e 8 mesi e 9 anni e 2 mesi di carcere nel processo Maugeri. Le condanne riguardano anche gli imprenditori Carlo Farina (3 anni e quattro mesi) e Costantino Passerino (7 anni). Assolti invece l’ex dg della sanità lombarda Carlo Lucchina, l’ex dirigente regionale Alessandra Massei, l’ex coinquilino memores domini Alberto Perego, l’ ex moglie di Simone, Carla Vites e l’ex segretario regionale Nicola Maria Sanese.

La storia – Il 13 aprile 2012 la Procura di Milano comunica l’arresto di 5 persone accusate di avere sottratto 56 milioni di euro dalle casse di uno dei “gioielli” della sanità lombarda: la Fondazione Maugeri con sede a Pavia e ramificazioni in tutta Italia, specializzata in terapie riabilitative. Tra loro, oltre al patron della Fondazione, Umberto Maugeri, spiccano l’ex assessore regionale Antonio Simone e l’uomo d’affari Pierangelo Daccò. I due sono legati all’allora presidente della Regione Roberto Formigoni (il “Celeste) dalla militanza in Comunione e Liberazione.

L’accusa – Secondo l’accusa ci sarebbe stata una gigantesca corruzione che ha portato l’ex governatore a ricevere circa 8 milioni di “utilità” in cambio di appoggi illeciti a Simone e Daccò. I pm Antonio Pastore e Laura Pedio hanno chiesto di condannare a 9 anni di carcere Formigoni come “promotore” dell’associazone a delinquere finalizzata alla corruzione e ad altri reati per “avere messo a disposizione, assieme ad altri imputati, la sua funzione per una corruzione sistematica nella quale tutta la filiera di comando della Regione è stata piegata per favorire gli enti suoi amici che poi lo pagavano”. Secondo i magistrati dell’accusa, la Maugeri, operando attraverso i suoi intermediari Daccò e Simone che sfruttavano la loro amicizia col presidente, avrebbe pagato tangenti “in percentuale agli stanziamenti poi riconosciuti dalla Regione soprattutto per le funzioni non tariffabili (i finanziamenti che la Regione può distribuire con discrezionalita’ alle strutture ospedaliere, ndr) pur di avere in cambio 40 milioni di euro ogni anno in più rispetto ai rimborsi dovuti”. I vertici della Fondazione “sapevano benissimo che stavano pagando Formigoni” in un contesto in cui “l’intensità dei rapporti tra gli associati” nella comune appartenza a Cl “è fondamentale per la nascita del vincolo corruttivo”. Per “ringraziare” Formigoni di una quindicina di delibere favorevoli alla Maugeri, Daccò e Simone lo avrebbero ricompensato “provvedendo a tutte le sue esigenze ricreative” anche attraverso vacanze di capodanno in Patagonia, Brasile, Caraibi, altri viaggi, l’uso esclusivo di tre yacht, contanti che gli venivano consegnati periodicamente, una villa in Sardegna, cene di lusso. Tutto ciò “mentre dal 2002 al 2012 i conti correnti di Formigoni sono stati silenti, non viene registrata nessuna spesa, non un bancomat, non una carta di credito”. Durante le indagini, i pm disposero un sequestro di oltre 60 milioni di denaro e beni e lo yacht America.

La difesa – L’attuale senatore di Ncd ha consegnato la sua difesa alle dichiarazioni spontanee rese in aula e alle arringhe dei suoi legali. “Quella che la Procura chiama utilità – ha detto nell’udienza dell’8 luglio 2015 – per me sono scambi tra persone amiche. L’accusa sostiene che avrei cominciato a percepirle dieci anni dopo aver cominciato a favorire la Maugeri iniziando così la mia attività delinquenziale. Per i magistrati, Formigoni è così abile a manipolare le coscienze degli assessori da esporsi al rischio di delinquere per dieci anni senza vantaggi, ma, come sapete, la politica è instabile e se uno vuole dei vantaggi li deve avere subito, poi magari non ti rileggono”. Il Celeste ha chiarito anche i suoi rapporti con Daccò: “Siamo amici e ci comportavamo come tali, nessuno calcolava il valore di quello che uno dava all’altro. Un rapporto di amicizia è la tipica cosa in cui non ci sono calcoli, è gratuito”.

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di Gaetano Pedullà

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