Cassa integrazione all’ex Ilva. A pagare è sempre lo Stato. Nuovi ammortizzatori sociali per 13 settimane. La ricetta del ministro Giorgetti finisce qua

Ilva Giorgetti
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È ripartito con il piede sbagliato il confronto sull’ex Ilva (ormai Acciaierie d’Italia) tra azienda, Invitalia e sindacati, dove l’unico risultato raggiunto è l’impegno per ulteriori 13 settimane di cassa integrazione in continuità con la cassa Covid. È invece stallo assoluto sull’ex Embraco, con il fallimento del progetto Italcomp, e l’unica ipotesi sul tavolo sono altri sei mesi la cassa integrazione straordinaria, in aggiunta a quella in scadenza il 22 luglio prossimo. La proroga della cigs permetterebbe di continuare la ricerca da parte di Invitalia di investitori italiani ed esteri interessati alla reindustrializzazione del sito torinese.

NUOVO PIANO. A tenere banco è però la vicenda dll’ex Ilva. Al vertice tenuto ieri al Mise c’erano tutti: dal ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti (nella foto), ai colleghi del Lavoro, Andrea Orlando, e del Sud, Mara Carfagna, insieme ai presidenti delle Regioni Puglia, Michele Emiliano, e Liguria, Giovanni Toti. “Non vogliamo aumentare la cassa integrazione”, ha assicurato l’Ad di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli.

Intanto però il gruppo disporrà di altre 13 settimane di cig, come d’altra parte già fatto in alcuni casi particolari, dopo la cessazione delle misure straordinarie introdotte per il Covid. Al termine di questo periodo – ha detto Giorgetti – sarà però necessaria e inevitabile la presentazione di un piano industriale aggiornato con nuove realtà, a cominciare dal Cda integrato con la presenza del pubblico”.

CONTENTI LORO. C’è “una buona notizia temporanea; gli ulteriori passi andranno costruiti”, ha affermato Orlando. Per i sindacati, l’impegno del governo sulla soluzione cig è positivo, e frutto della mobilitazione dei lavoratori, come affermato dalla segretaria generale della Fiom-Cgil, Francesca Re David. “Dopo l’insediamento del nuovo Cda, si riprenda subito il confronto sul piano industriale”, ha insistito il numero uno della Fim-Cisl, Roberto Benaglia. Mentre restano “le preoccupazioni” sul futuro dell’ex Ilva. “Non abbiamo ricevuto alcun tipo di rassicurazione”, è stato più pessimista il leader della Uilm, Rocco Palombella.

EMBRACO. Si ricomincia a soffrire, invece, per i 400 lavoratori della ex Embraco di Riva di Chieri (Torino): il progetto Italcomp di compressori per frigoriferi, con la Acc di Mel, in provincia di Belluno, in totale 700 posti di lavoro si ferma. “Abbiamo esplorato, insieme con la viceministra Todde, tutte le possibilità della proposta Italcomp del commissario straordinario di Acc che avrebbe potuto coinvolgere Embraco. E purtroppo non si è arrivati ancora a niente.

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