Silvio Berlusconi lo aveva definito โil piรน grande scandalo della Repubblicaโ. Correva lโanno 2009 e il โcaso Genchiโ era ormai diventato lโordine del giorno dellโagenda politica, tanto che lo stesso presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva esternato che โlโaffare Genchi รจ gravissimo, per la rete di tabulati e intercettazioni che tiene per sรฉ nel suo archivio personale: saranno coinvolte tante persone innocenti; il Pd avrebbe dovuto attaccare Genchi per primo, senza aspettare che si scatenasse Berlusconi; lโoperazione che Berlusconi sta innescando รจ una battaglia piรน che giustificataโ.
Cosรฌ, sette anni dopo, nel 2016, il Garante della privacy decise di colpire Gioacchino Genchi, allโepoca consulente informatico dellโautoritร giudiziaria in numerose indagini e in importanti processi penali di rilevanza nazionale. Al termine dellโistruttoria, infatti, il Garante aveva inflitto a Genchi, con ordinanza-ingiunzione immediatamente esecutiva, di pagare la sanzione di 192 mila euro.
Proposto ricorso, 18 luglio 2019, la prima sezione civile del Tribunale di Palermo, con sentenza della Giudice Sebastiana Ciardo, annullรฒ integralmente lโordinanza di ingiunzione del Garante. Infatti, a seguito di una articolata istruttoria, il Tribunale accertรฒ che Genchi aveva piรน che correttamente trattato i dati delle indagini e dei processi nei quali era stato nominato consulente, dalle piรน importanti Procure italiane.
Il Garante ha impugnato in Cassazione la sentenza del Tribunale ed oggi รจ stata depositata la decisione della prima sezione civile della Cassazione, che ha integralmente respinto il ricorso del Garante. Tutto cominciรฒ quando Genchi โ stimato consulente delle piรน importanti Procure italiane, nonchรฉ collaboratore di Giovanni Falcone, nonchรฉ consulente nelle indagini sulle stragi โ venne nominato consulente dal pm di Catanzaro, Luigi de Magistris, nelle inchieste โPoseidoneโ e โWhy Notโ.
Nel corso dellโacquisizione dei tabulati dei dati relativi al traffico telefonico, emersero alcune utenze cellulari in uso ad Alberto Cisterna, unitamente ad altre in uso a soggetti con lui in rapporti, quando questi svolgeva le funzioni di procuratore aggiunto della Procura Nazionale Antimafia, al tempo in cui era procuratore Piero Grasso.
In particolare, il consulente Genchi aveva appurato i rapporti tra Cisterna e Luciano Lo Giudice, appartenente ad una famiglia di ndrangheta di Reggio Calabria. Per quei suoi rapporti, Il Csm aveva applicato a Cisterna la sanzione disciplinare e la misura cautelare del trasferimento dโufficio e lโincompatibilitร a svolgere funzioni requirenti, entrambe confermate dalle sezioni unite della Cassazione.
Cisterna, quindi, nel presupposto di un illecito trattamento e illecita divulgazione dei suoi dati personali, aveva reagito presentando un esposto al Garante della privacy contro Gioacchino Genchi. Una tesi che รจ caduta anche in Cassazione. Gli โermelliniโ dapprima rimarcano โla congenita debolezza dellโimpianto istruttorio su cui si regge lโaccusa mossa nei confronti del Genchiโ.
Un castello di accuse sciolto come neve al sole โnon essendo stato effettivamente provato sulla scorta di “unโanalisi tecnica approfondita” che il Genchi avesse trattato i dati in suo possesso per finalitร estranee a quelle di giustizia in ragione delle quali ne era avvenuta lโacquisizioneโ.
La Cassazione, poi, approfondisce nel merito la questione: โavendo acquisito i dati in questione nel corso della sua attivitร di perito, il Genchi era esentato dallโosservare le norme dettate dal d.lgs. 196/2003 a tutela dei dati personali. E poichรฉ dโaltro canto non vi era prova che il Genchi avesse trattenuto e trattato i dati cosรฌ acquisiti oltre i tempi richiesti dalle consulenze affidategli, nessun illecito era perciรฒ al medesimo addebitabileโ.