Tendere il braccio destro in avanti per effettuare il cosiddetto “saluto romano”, o fascista che dir si voglia, in un contesto โcommemorativoโ, non รจ reato. Proprio nei giorni in cui il fenomeno estremista irrompe sulle cronache italiane a seguito dellโassalto alla Cgil di sabato scorso, arriva a sorpresa la sentenza della Corte di Cassazione che sdogana il gesto distintivo dei nostalgici del Ventennio. Il verdetto, infatti, ha annullato senza rinvio e โperchรฉ il fatto non sussisteโ la condanna in appello dei quattro imputati che, il 25 aprile 2016, al cimitero Maggiore di Milano fecero il saluto fascista durante la commemorazione in onore dei caduti della Repubblica Sociale Italiana.
GESTO DISTINTIVO. Si tratta di un appuntamento che si ripete ogni anno e che viene spesso e volentieri accompagnato da polemiche e critiche. Non fa eccezione quanto accaduto nel 2016 quando un corteo di circa 300 persone, tra i quali anche Stefano Del Miglio ossia il presidente dellโassociazione โLealtร e Azioneโ, raggiunge il cimitero Maggiore di Milano per poi riunirsi al Campo X. Si tratta di unโarea ben precisa e in cui sono sepolti simpatizzanti, militanti e perfino gerarchi della Repubblica di Salรฒ.
Un โluogo di cultoโ per le orde di neofascisti che, in occasione della commemorazione annuale, si ritrovano per mettere in atto la cerimonia del โPresenteโ a cui i militanti rispondono tendendo il braccio destro in avanti. Il 25 aprile di cinque anni fa, perรฒ, lโintera operazione โnostalgicaโ finisce nel mirino dellโOsservatorio democratico che la segnala alla magistratura milanese denunciando quello che, secondo molti, รจ un gesto contrario alla Costituzione.
PROCEDIMENTO INFINITO. Dallโesposto nasce il procedimento aperto dalla Procura di Milano che, con lโausilio della Digos, riesce ad identificare quattro partecipanti alla cerimonia a cui i magistrati meneghini contestano lโarticolo 2 della legge Mancino secondo cui โchiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppiโ che incitano alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici o religiosi, rischia una โpena fino a tre anniโ di reclusione.
In primo grado, perรฒ, la tesi dellโaccusa non regge. In quellโoccasione, infatti, i giudici assolvono gli imputati perchรฉ il fatto non sussiste e nello stesso momento riqualificano il fatto riconducendolo allโarticolo 5 della legge Scelba che condanna le โmanifestazioni fascisteโ. Contro il verdetto si solleva la Procura generale di Milano che propone appello, riqualificando nuovamente il reato riportando lโarticolo 2 della legge Mancino.
Ne nasce lโennesima battaglia legale dove, questa volta, a spuntarla sono i magistrati che, proprio come sollecitato ai giudici, ottengono la condanna degli imputati a 2 mesi e 10 giorni di reclusione. Ma si tratta di una vittoria di Pirro perchรฉ la sentenza di secondo grado viene impugnata dalla difesa dei quattro imputati che portano il caso davanti alla Cassazione con i giudici che, con la decisione di ieri, ribaltano tutto per lโennesima volta annullando definitivamente la sentenza dโappello.