Catastrofe Piano Giovani

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di Carmine Gazzanni

Era nato con l’aspirazione di risolvere uno dei grandi problemi del mondo del lavoro, ma Garanzia Giovani, il piano europeo ideato per combattere la disoccupazione giovanile, promosso dall’allora premier Enrico Letta e fattivamente messo in piedi da Matteo Renzi, si sta rivelando non solo un fallimento, ma anche l’ennesimo spaventoso spreco di denaro pubblico.

L’AMBIZIONE DI RENZI
Ma partiamo da principio. Forse un po’ per scaramanzia, il governo decide di lanciare il Piano proprio il primo maggio. L’ambizione è niente male. L’obiettivo infatti, si legge nel documento di presentazione del ministero del Lavoro, è quello di “garantire ai giovani con meno di 25 anni un’offerta qualitativamente valida di lavoro, di apprendistato o di tirocinio o altra misura di formazione entro quattro mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’uscita dal sistema di istruzione formale”. Quattro mesi, dunque, e offerta di lavoro. Ma non basta. Il governo punta in alto e rilancia: “nello specifico contesto italiano tale iniziativa deve prevedere azioni mirate ai giovani disoccupati e scoraggiati, che hanno necessità di ricevere un’adeguata attenzione da parte delle strutture preposte alle politiche attive del lavoro”.

1,5 MILIARDI DI SPESA
Quasi insomma che il Piano Garanzia Giovani possa aiutare a risolvere uno dei problemi più annosi del nostro Paese. E allora non si bada a spese: il progetto viene finanziato, nel dettaglio, con 1.152 milioni di fondo comunitario più un cofinanziamento nazionale del 40%. Totale: 1.513 milioni di euro. Una montagna di soldi. Ma, come si suol dire, il gioco vale la candela. Almeno negli intenti dell’esecutivo.

UN FALLIMENTO
Qualcosa, però, è andata storto. Gli ultimi dati ministeriali parlano di soli 189.111 giovani iscritti. Un po’ pochini se si pensa che il bacino potenziale –individuato dallo stesso ministero- è di 2,3 milioni di disoccupati tra i 15 e i 29 anni. Non solo. Sempre secondo l’ultimo bollettino, sono 11.703 le occasioni di lavoro, per un totale di meno di 17mila posti disponibili. Il calcolo è immediato: nonostante ci si impegni ad offrire proposte di lavoro agli iscritti “entro quattro mesi”, parliamo di quasi una proposta ogni 12 persone. Un fallimento colossale, dunque. Le criticità però non finiscono qui. Secondo Adapt, l’associazione fondata da Marco Biagi, oltre il 90% delle offerte di Garanzia Giovani altro non sarebbero che offerte già pubblicate dal portale ministeriale “Cliclavoro”. Insomma di nuovo, nel giro di 4 mesi, c’è davvero poco. A parte il miliardo e mezzo buttato.