Cateno De Luca è incorreggibile. Via i migranti o si farà arrestare. Il sindaco chiede la chiusura del centro di accoglienza. Altrimenti si incatenerà alla Prefettura di Messina

di Davide Manlio Ruffolo
Politica

Che il fenomeno degli sbarchi di migranti sia fuori controllo, appare chiaro a tutti. Eppure c’è chi la quesitone sembra averla presa sul personale tanto da aver dato, più volte, in escandescenze. Si tratta del sindaco sceriffo di Messina, Cateno De Luca, che ieri è tornato a cavalcare l’argomento arrivando a preannunciare un’iniziativa shock: “Se entro il 23 agosto, come da accordi istituzionali presi con il Prefetto di Messina, il Cas che ospita i migranti in quarantena non sarà chiuso, il giorno dopo occuperò la Prefettura in segno di protesta”. L’occasione per questa ennesima boutade è stata la protesta di alcuni cittadini contro il centro di accoglienza di Bisconte.

Qui De Luca ha detto: “Sono pronto a farmi arrestare per mantenere fede all’impegno preso con la mia comunità, la quale chiede risposte su tale spiacevole vicenda. Stiamo parlando dell’incolumità pubblica e privata e io non ci sto a continuare a metterla a repentaglio”. Una situazione emergenziale, analoga a quella di molte altre città che stanno vivendo lo stesso problema senza – però – fare altrettanto rumore, che è precipitata dopo la fuga dei giorni scorsi di 14 migranti che hanno fatto perdere le proprie tracce.

“L’hotspot locale è stato aperto nel 2017 e, dopo la mia presa di posizione, è stato chiuso”, prosegue il primo cittadino che ricorda come “l’accordo è chiaro: anche il Cas subirà la stessa sorte terminato il periodo di quarantena. La data ultima è appunto il 23 agosto. Ci sono percorsi che vanno rispettati e chiedo alla mia comunità di accettare tale scadenza, oltre la quale sarò io stesso ad agire di conseguenza. Francamente siamo stanchi dei migranti a Bisconte”. Insomma un’iniziativa chiara e netta che, però, rischia di esacerbare ulteriormente gli animi.

Ma il sindaco sceriffo non è nuovo a simili iniziative in fatto di naufraghi. In passato sono state numerose le uscite sopra le righe tra cui spicca quella che l’ha visto attaccare, per giorni, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Parole ritenute “gravemente offensive e lesive dell’immagine per l’intera istituzione, pronunciate pubblicamente e con toni minacciosi e volgari”, come si legge in un comunicato del Viminale del 23 marzo, per le quali il caso è stato segnalato alle autorità.

Un comportamento su cui il ministero non ha potuto soprassedere, prosegue la nota, perché inserito all’interno di “una fase emergenziale in cui dovrebbe prevalere il senso di solidarietà e lo spirito di leale collaborazione” ma che, invece, ha visto il primo cittadino De Luca scatenarsi con “insistenti espressioni di offesa e di disprezzo ripetute per giorni davanti ai media da parte all’indirizzo del ministero dell’Interno” che “appaiono inaccettabili e censurabili sotto il profilo penale per il rispetto che è dovuto a tutti i cittadini, alle istituzioni repubblicane e ai suoi rappresentanti”.

Giorni di fuoco in cui il sindaco anziché abbassare il tiro, ha alzato ulteriormente la voce tanto che ad inizio aprile ha firmato un’ordinanza che subordinava l’attraversamento dello Stretto alla registrazione su una piattaforma comunale. Un atto che ha rischiato di paralizzare gli spostamenti di chi proveniva dalla Calabria e per questo finito davanti al Consiglio di Stato che lo ha bocciato in quanto “compete al governo centrale un ruolo di vigilanza affinché le misure a tutela della salute adottate dagli enti territoriali non limitino arbitrariamente i diritti fondamentali dei cittadini, tra cui la libertà di movimento tutelata dall’articolo 16 della Costituzione in base a una riserva di legge rinforzata”.