Così è difficile fidarsi di Renzi

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di Vittorio Pezzuto

Giuliano Cazzola non si lascia abbacinare più di tanto dalla rutilante conferenza stampa del presidente del Consiglio. «Vedere moneta, mostrare cammello» osserva l’economista ed esponente del Nuovo centrodestra. Matteo Renzi si è rivelato per quello che è: un Berlusconi giovane. Anche per il Cavaliere la vita vera è quella che passava sugli schermi televisivi. Bastava fare lì una promessa ed era già risolto il problema. Il Garzoncello scherzoso fiorentino ha enunciato le linee di un programma, con aspetti di interesse, ma sono troppo vaghe le coperture e la natura dei provvedimenti. Che cosa sarà fatto per decreto e che cosa per disegno di legge? Prenda il caso del Cnel: è un organo di rilievo costituzionale, per abolirlo va rispettata una procedura».
Renzi parla di “coperture evidenti” dei singoli provvedimenti. Non si affida troppo ottimisticamente all’azione di spending review?
«La confusione è ancora tanta. Siamo alla propaganda. Questo premier è un venditore di lamette da barba. Io il bonus fiscale lo avrei messo in prevalenza sull’Irap. Capisco che riconoscere qualche decina di euro in più nelle buste paga dei percettori di reddito più bassi può essere un provvedimento che aiuta, ma che non cambia la vita di nessuno. E non serve alla ripresa né a garantire maggiore competitività alle imprese riducendo il costo del lavoro. Poi come lei osserva i conti continuano a ballare. In ogni caso a Giorgio Squinzi lo sgarbo calza come un guanto. Così impara a schierare la Confindustria contro il governo Letta ed ad auspicare il ricambio».
Si ipotizza un contributo temporaneo dalle pensioni oltre una certa soglia per consentire l’assunzione di nuove persone, intervenendo sugli oneri sociali per i neoassunti. È d’accordo?
«Un contributo di solidarietà è già previsto per la durata di un triennio. Si può sempre fare di più e di meglio. Ma non aspettiamoci entrate favolose. Per fare cassa sulle pensioni purtroppo occorre sparare nel mucchio».
Sarà davvero possibile sbloccare entro luglio i 68 miliardi di debiti della Pa nei confronti delle imprese? Viene da chiedersi come mai i precedenti governi non ci siano riusciti.
«Bella domanda. A mio avviso nell’ammontare indicato ci sono anche quelli già impegnati da Monti e da Letta. Si tratta pur sempre di due tranche da 20 miliardi ciascuna. Se troveranno altra risorse dovranno spiegare come riescono a farlo. Fino ad ora Renzi ha speso la disponibilità di una ventina di miliardi, indicando entrate che non sono contabilmente corrette. Pensi per esempio al rientro dei capitali. Si possono fare solo delle stime a questo proposito. E non possono essere prese come coperture».
Con l’annunciato decreto legge sul contratto a termine e sulla semplificazione dell’apprendistato verrà di fatto smontata la riforma Fornero del lavoro.
«Aspetto di vedere i testi. Però sulla carta si tratta di intenzioni positive. Se l’acausalità del contratto a termine va oltre gli attuali 12 mesi si realizza un’importante forma di flessibilità e si aiuta l’occupazione senza dover sostenere costi. Lo stesso discorso vale per l’apprendistato. Nella riforma Fornero sono stati infatti introdotti vincoli che non ne incoraggiano certo l’utilizzo».
Qual è la strategia del premier?
«Vuole solo guadagnare tempo fino alle elezioni europee. Se le cose non gli andranno male, lui e Berlusconi vorranno andare a votare nel 2015. Con una legge elettorale che lasci in campo solo loro due. Questo è quanto dobbiamo aspettarci. Per fortuna c’è l’Unione europea che ci richiama all’ordine. Intanto ci siamo giocati i sei miliardi che erano stati promessi a Letta. Si diceva che quel governo era la palude. Bene, adesso camminiamo sulle sabbie mobili».