C’era una volta Forza Italia, tutti scappano da Berlusconi: la mappa della diaspora a Roma

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C’era una volta Forza Italia. Anzi il Popolo delle libertà, in rappresentanza di un Centrodestra forte a Roma. Con numerosi pesi massimi, grazie alla presenza degli ex Alleanza nazionale approdati sotto le insegne azzurre nel corso della fusione con i berlusconiani. Ma ora hanno trovato una nuova casa. Quasi tutti. Lo sfacelo nella Capitale è l’ultimo atto dello sfarinamento in corso da tempo. E Silvio Berlusconi è talmente in affanno da rendersi disponibile a mollare il suo amico di sempre Guido Bertolaso per evitare una possibile batosta elettorale, riabbracciando Giorgia Meloni (e quindi anche Matteo Salvini). Ma la deflagrazione degli ultimi giorni arriva dunque dopo un costante svuotamento del partito. Tutti quei “colonnelli”, che occupavano un ruolo di primo piano nell’era della giunta Polverini alla Regione Lazio e di Alemanno al Campidoglio, sono finiti altrove. Basti pensare che l’ex coordinatore del Popolo delle libertà, Gianfranco Sammarco, è oggi un deputato di Area popolare, avendo scelto il Nuovo Centrodestra al momento della scissione decisa da Angelino Alfano. Come Sammarco anche Beatrice Lorenzin, coordinatrice della campagna elettorale vincente della Polverini nel 2010, è ministro della Salute nel Governo Renzi. Ed è l’anima della lista Roma Popolare presentata alle elezioni comunali di Roma a sostegno del candidato Alfio Marchini. “Un contributo importante ad Alfio Marchini per superare l’attuale frammentazione politica”, l’ha definita Lorenzin. Proprio lei che Berlusconi nel 1999 volle come coordinatrice del movimento giovanile di Forza Italia nel Lazio. Facendole muovere i primi passi nella politica capitolina. E il capolista di Roma Popolare è l’ex senatore, Stefano De Lillo, altro uomo forte di Forza Italia all’inizio degli anni Duemila. Che dire di Alfredo Antoniozzi, candidato alla presidenza della Provincia di Roma nel 2008? Nonostante quella sconfitta è stato eletto europarlamentare con il Pdl, poi è diventato assessore con Alemanno. Ma nel 2013, al momento della scissione, ha scelto anche lui il Nuovo Centrodestra.

PRIMA DI ALFANO – Il processo di disintegrazione di Forza Italia porta anche le ferite della rottura Berlusconi-Fini. Il centrista (ex Udc) Potito Salatto, in prima linea nel voto che ha portato Alemanno al Campidoglio, nel 2010 aveva puntato su Futuro e Libertà. Una scommessa non proprio vincente. Tuttavia, non ha minimamente pensato di tornare tra gli azzurri: nel 2014 ha aderito a Popolari per l’Italia. Un destino diverso da quello di Andrea Augello, a lungo uomo forte di An a Roma, che è stato il “pontiere” tra Fini e Berlusconi, scegliendo comunque il Cavaliere al momento del dunque. E bocciando il progetto Fli. Ha anche svolto un ruolo delicato da relatore sulla decadenza dell’ex presidente del Consiglio al Senato. Ma di fronte a una seconda scelta, ha optato per Alfano. Abbandonando Berlusconi.

CHI E’ RIMASTO IN FORZA ITALIA – In Forza Italia il drappello è sempre più assottigliati. Gli ultimi fedelissimi si contano sulle dita di una mano. Così come gli esponenti che possono mettere becco nelle decisioni. Uno dei superstiti è il vicepresidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani. La sua esperienza in sede Ue lo ha preservato dal logorio romano. E adesso cerca di mettere ordine. Con lui resiste anche l’ex sottosegretario, Francesco Maria Giro,  che sembra però più defilato. Infine, resta in Fi anche l’ex ministro e attuale senatore, Maurizio Gasparri, che ha attraversato tante stagioni della politica capitolina. Da colonnello di An a esponente del Pdl, fino a restare tra gli azzurri quando tutti approdavano presso altri lidi. E, per quel che conta, è forse l’unico punto di riferimento tra gli azzurri.