C’era una volta la Capitale del cinema

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Di Marco Castoro

Sergio Leone amava intitolare i suoi film con C’era una volta. Un titolo che ormai sembra calzare a pennello anche per il cinema a Roma. Da qui a qualche mese si finirà per dire c’era una volta Cinecittà, oppure c’era una volta il Festival cinematografico di Roma. O ancora: c’era una volta il cinema d’estate all’aperto. In pratica la città eterna sta passando da Capitale del set e del grande schermo a una metropoli che sta spegnendo le luci nelle piazze. Eppure basti pensare alla Roma cinematografica di Rossellini e Fellini. Ma anche di Anna Magnani, di Alberto Sordi e di Pasolini. E senza scomodare altri divi del passato basta citare La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino. Già, il premio Oscar. Oltre cinquant’anni dopo La Dolce Vita, la magia di Roma cattura ancora il grande pubblico che ama il cinema, stregando Hollywood e la sua statuetta più prestigiosa. Mentre a conferma di come nessuno sia profeta in patria, la città eterna rinnega la settima arte.

Il Festival de’ noantri
Doveva essere il Festival che sfidava la mostra di Venezia. E invece, anno dopo anno, tramontata l’era veltroniana (e di Goffredo Bettini), il Festival cinematografico di Roma sta diventando una specie di festa de’ noantri. Dalla prossima edizione (dal 16 ottobre) non ci sarà più nemmeno la giuria. Costa troppo. Di soldi a disposizione ce ne sono sempre di meno e più si va avanti e più diminuiscono. Nel 2006 ogni socio fondatore (Regione Lazio, Comune di Roma e Camera di Commercio) metteva sul piatto 2,5 milioni. Poi già nel biennio successivo si è passati a 1,8. Dal 2009 si è scesi a 1,130. Solo nel 2013 ci fu l’impennata di un ritorno a 1,8 milioni. Ma cifre alla mano l’unica che è in regola con i finanziamenti è la Camera di Commercio di Roma, mentre Regione e soprattutto il Campidoglio sono indietro nei pagamenti. La Provincia si sta sfilando. Del resto le casse comunali della Capitale hanno buchi da tutte le parti e se non ci fosse il decreto Salvaroma la bancarotta sarebbe inevitabile. Non va dimenticato che per realizzare un’edizione presentabile ci vogliono almeno 8-9 milioni. Viste le premesse, non resta che sperare nei privati.

La mazzata di Renzi
Ma dal 2015 il Festival di Roma rischia di chiudere. Il progetto di Renzi, che dimezza i diritti camerali, abbatterà del 50% i contributi e di conseguenza la cultura subirà per prima quei tagli che gli enti dovranno inevitabilmente compiere per far quadrare i conti. E se anche la Camera di Commercio farà un passo indietro addio sogni di gloria.

Le arene
Negli ultimi anni il Campidoglio ha faticato non poco a trovare gli spazi da concedere al cinema dell’estate. E anche uno degli appuntamenti tradizionali più seguiti, come l’Isola del Cinema, ha dovuto sudare le fatidiche sette camicie per avere a disposizione il palcoscenico dell’Isola Tiberina.