CGIL, una fondazione svizzera per il business della formazione

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di Stefano Sansonetti

Si sa, quando si parla di attività sindacali non si può certo prescindere dal settore della formazione professionale. Tutte le sigle, chi più chi meno, hanno istituti che puntano a svolgere un’attività certamente fondamentale, ma molto delicata, se solo si considera che i suoi ingranaggi sono abbondantemente “oliati” da finanziamenti pubblici. La Cgil, oggi guidata da Susanna Camusso, non sfugge a questo trend. La curiosità, se si vuole usare questo termine, è che nel vasto mondo della formazione Cgil rientra anche una fondazione svizzera, con sede a Zurigo, che si chiama Ecap. Dall’ultimo bilancio disponibile, risalente all’anno 2009, risultano a beneficio dell’ente entrate complessive per 20 milioni di franchi svizzeri, al cambio attuale equivalenti a 16,4 milioni di euro.
Per carità, la fondazione è una realtà senza scopo di lucro e quindi gli introiti devono essere reinvestiti per gli scopi sociali, ma i numeri in gioco non sono di poco conto. Anche perché la fondazione Ecap, da qualche anno, ha fondato a Como una società di servizio che si chiama Ecap Consulenze srl. Al suo attivo, per ora, non ci sono grossi numeri, ma si tratta pur sempre di una società a responsabilità limitata, come tale a scopo di lucro.
La Cgil, all’epoca, ha fondato l’Ecap con l’obiettivo di offrire formazione ai lavoratori italiani arrivati in Svizzera. Successivamente ne è stata perfezionata la trasformazione in fondazione. Dallo statuto, reperibile sul sito internet, si deduce comunque una presa ancora incisiva del sindacato di Corsi d’Italia sull’ente. L’articolo 3, per esempio, spiega che la fondazione “si legittima in base alla sua costituzione tramite la Cgil, alla collaborazione con la medesima, nonché con la Lega delle cooperative e l’Unione sindacale svizzera”. All’articolo 6, ancora, si legge che il consiglio della fondazione dura in carica 4 anni e che “i membri sono nominati e possono essere sostituiti dalla Cgil”. Naturalmente l’Ecap, come tutti gli enti di formazione, vive di lauti finanziamenti pubblici. Lo specifica un atto estraibile sempre dal sito internet della fondazione.
In esso si elencano quattro principali canali di finanziamento: “contributi delle istituzioni pubbliche svizzere, contributi delle istituzioni dei paesi di provenienza dei migranti, contributi dei partecipanti e ricavi dalla vendita di materiali didattici”. Sempre dall’ultimo bilancio disponibile, riferito al 2009, risultano a carico dell’ente 593 dipendenti. A capo della fondazione, invece, con il ruolo di direttore generale c’è Guglielmo Bozzolini, che in occasione delle ultime elezioni politiche si è candidato al parlamento italiano nelle liste di Sel, la formazione guidata da Nichi Vendola, non riuscendo però a avere fortuna.
Nello svolgimento della sua attività, tra l’altro, l’Ecap intreccia spesso e volentieri il destino di strutture “vicine” al mondo della Cgil. Nella sua rete, tanto per dirne una, compare anche l’associazione Smile, altro ente particolarmente attivo nel settore della formazione e presieduto da Carlo Ghezzi, già segretario confederale del sindacato ed ex segretario della Fisac Cgil. Che poi nella storia della sigla di Corso d’Italia il nome Ecap ha un posto ancora più importante. Fino ai primi anni 2000 circa, infatti, era proprio una vastissima rete di Ecap territoriali a supportare la Cgil nello svolgimento dell’attività di formazione. Ancora oggi il nome ricorre spesso, anche se il legame con il sindacato si è in gran parte rotto a seguito della trasformazione giuridica delle singole realtà.

 

 

 

@SSansonetti

 

 

 

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