Chat dei veleni nel caso Palamara. Al Csm salta un altro consigliere. Parte il procedimento disciplinare per il pm Mancinetti. E il magistrato rassegna le dimissioni dal Consiglio

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

Quando il peggio per le toghe sembrava alle spalle, il caso Palamara torna a tormentare il Csm. Rimasto coinvolto nelle famose chat, il consigliere di Unicost, Marco Mancinetti, ha rassegnato le dimissioni dopo aver saputo che su di lui è stata aperta un’azione disciplinare. A spiegare l’accaduto è lo stesso giudice: “Ho ricevuto la notifica dell’azione disciplinare nei miei confronti da parte della Procura generale per fatti inerenti alle attività amministrative svolte dalla precedente consiliatura, sulla base delle chat da me intrattenute con Luca Palamara”.

“Pur non essendovi alcun automatismo di legge” spiega Macinetti “ho rassegnato le mie dimissioni per senso istituzionale e per evidenti ragioni di opportunità, nel pieno rispetto delle attività della Procura generale e nella convinzione di poter offrire ogni chiarimento nella sede competente”. A causare questo nuovo abbandono, il sesto dall’inizio dello scandalo, sono state alcune chat intercettate col pm Palamara. Tra queste spicca quella del febbraio 2018 in cui Macinentti si esprime sul collega Luciano Panzani con frasi irriguardose: “Cmq leggendo nota di panzani ce da ridere. Lo dovete asfaltare è un matto”.

Nel dicembre 2017 a inguaiarlo è il commento al ruolo di una collega: “Maria Vittoria Caprara da più parti viene considerata di Cartoni (Corrado, all’epoca membro del Csm, ndr). Lei è libera di fare quello che vuole ma sta lì a 2200 euro al mese in + da 5 anni con i voti di unicost Roma. Questo è intollerabile. Lei se ne deve andare da lì”. Si tratta di conversazioni che non hanno rilievo penale ma che per la procura generale mostrano comportamenti scorretti nei confronti dei colleghi tali da giustificare il procedimento disciplinare.

TERREMOTO INFINITO. Mancinetti è il sesto consigliere del Csm a lasciare per vicende legate al caso Palamara. L’anno scorso a compiere questo passo erano stati Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli, Antonio Lepri, Gianluigi Morlini e Luigi Spina, tutti attualmente sotto processo disciplinare con Palamara. Proprio loro saranno i primi a venir giudicati con il processo che ricomincerà la prossima settimana dopo la pausa estiva. Un terremoto giudiziario che non ha riguardato solo i sei consiglieri e il pm sospeso.

A lasciare l’incarico, infatti, è stato anche l’allora procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, che travolto dallo scandalo ha anticipato il suo pensionamento in quanto indagato per rivelazione di segreto d’ufficio. A succedergli è stato Giovanni Salvi che ha subito istituito una task force per passare al setaccio lo sconfinato archivio di chat al fine di valutare l’apertura di procedimenti disciplinari per i pm ritenuti responsabili di comportamenti inadatti.

UNA FAIDA. Ma a turbare il mondo delle toghe non c’è solo il caso Palamara. Lo scontro, ormai totale, si è esteso anche alla recente nomina a procuratore capo di Perugia di Raffaele Cantone. È di ieri la notizia che il Consiglio superiore della magistratura si è costituito in giudizio davanti al Tar del Lazio contro il ricorso presentato da Luca Masini, procuratore aggiunto a Salerno, che ha chiesto prima la sospensione e poi l’eventuale annullamento della delibera con la quale il plenum del Csm, il 17 giugno scorso, ha nominato Cantone alla guida dell’ufficio giudiziario di Perugia. Il plenum, nella turbolenta riunione di ieri, ha approvato a maggioranza, con 7 astensioni, una pratica della quinta commissione che invita l’avvocatura dello Stato a resistere contro il ricorso.