Che bello vincere facile. Ecco i sindaci blindati: De Magistris, Fassino e Merola pronti a brindare il 5 giugno

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Vinco subito o dopo due settimane? Sono belle domande quelle che si fanno in questi ultimi giorni di campagna elettorale candidati come Virginio Merola, Piero Fassino e Luigi De Magistris, a caccia di una riconferma come primi cittadini, rispettivamente di Bologna, Torino e Napoli. Nella loro invidiabile posizione ci sarebbe stato, a Milano, anche Giuliano Pisapia, ma ha preferito tornare a fare il penalista. Sotto la Madonnina, stando agli ultimi sondaggi pubblicabili, Stefano Parisi sta recuperando terreno ogni giorno di più su Beppe Sala. Parisi è di centrosinistra, ma corre per il centrodestra. Sala è di centrodestra, ma corre per Matteo Renzi. Sono due manager ed è chiaro che può succedere di tutto. Per non dire di Roma, dove il disastro di Mafia Capitale lancia verso la vittoria al primo turno la carneade grillina Virginia Raggi, ma con margini tutti da vedere ai ballottaggi. Renzi ha capito che per il suo Pd, globalmente, butta male. A Roma Giachetti non “buca” e Sala delude come cacciatore di voti, questa la sintesi impietosa che circola nel Giglio magico. E allora meglio far finta di niente e buttarsi a capofitto nella campagna per il referendum sul Senato di ottobre.

BUON GOVERNO? – Fa sicuramente riflettere il fatto che gli unici tre candidati che sfiorano il 50% siano sindaci uscenti. Vuol dire che hanno governato bene? In parte sì, ma ci sono anche altri elementi di cui tener conto. Partiamo da Torino, città ben amministrata da Sergio Chiamparino per 10 anni, a parte un buco finanziario non da poco scavato per le Olimpiadi invernali. Fassino, uscito di scena dalla politica nazionale, non ha fatto che gestire l’esistente con onestà, buon senso e understatement, tre caratteristiche che ai torinesi piacciono molto, e ha confermato la tradizionale linea della sinistra cittadina, che è quella di essere il miglior alleato della Fiat di Sergio Marchionne e del Sanpaolo. Se fallisce il gol al primo calcio di rigore, al secondo se la dovrà vedere con una serissima bocconiana grillina di nome Chiara Appendino. Per una città chiusa e conservatrice come il capoluogo piemontese la Appendino è il massimo dell’”alternativo” digeribile. E non è un caso che il candidato di Forza Italia, l’ex dc Osvaldo Napoli, abbia già fatto capire che ai ballottaggi converge sull’usato sicuro Fassino. Il quale, tanto per completare il quadro, è un renziano della penultima ora. A Bologna c’è più o meno un personaggio simile, ma appena più vivace: Virginio Merola. Lui renziano lo è diventato nella tarda primavera del 2013, quando ha capito che l’amico Pier Luigi Bersani ormai era un po’ andato. Ha amministrato la città senza scossoni, puntando su decoro urbano, sgomberi impopolari a sinistra e turismo (quasi raddoppiato). Ora non sapendo più come stravincere, ha promesso che se lo rivotano regala l’abbonamento degli autobus ai ragazzi delle medie inferiori. Discorso diverso a Napoli, dove i problemi c’erano e ci sono. Vista da fuori, la città continua ad essere ben lontana dal breve Rinascimento bassoliniano, ma l’ex magistrato piace perchè non ruba, sta in mezzo alla gente e fa l’autonomista con Renzi. E poi i sondaggi dicono che i napoletani sono preoccupati solo dalla disoccupazione, che è sempre colpa di Roma.

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di Gaetano Pedullà

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