Che liberazione poterlo dire. Pure a Berlino sono furbetti. L’ondata antitedesca parte da lontano e ha radici profonde. Troppo alto il prezzo pagato alla locomotiva d’Europa

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Diciamo la verità: la figuraccia mondiale dei tedeschi con l’ecotruffa su scala mondiale della Volkswagen ha riempito di soddisfazione tanti di noi. Non è bello né sportivo gioiere dei mali altrui, ma la Germania ci sta sullo stomaco da troppo tempo. Un sentimento che ha radici profonde. Oggi un po’ tutti si sentono un po’ più liberi di esternarlo. Ma questo giornale – per esempio – quasi tre anni fa apriva la prima pagina con un’inchiesta sulla criminalità nel Paese che negli anni 80 ci descriveva come “spaghetti e P38”. Pochi ne parlavano – e ne parlano – ma in fatto di cosche criminali in Germania non sono affatto inferiori alle “premiate ditte” delle nostre mafia e camorra. E non finisce qui. Tra i primi abbiamo raccontato come il sedicente buonismo della Merkel sui profughi “puzzava” di opportunismo. Capito che una qualche quota di immigrati l’avrebbero dovuta prendere pure loro, i tedeschi hanno avuto la pensata di spezzare il fronte delle frontiere bloccate e acchiapparsi così i migranti migliori, magari quei siriani scolarizzati che possono inserirsi meglio nella loro potente macchina produttiva.

RIGORE ECONOMICO
Oggi invece l’ondata antitedesca scuote il mondo e la Germania che torna a scherzare con i gas, questa volta per fortuna solo dei motori Volkswagen, è un bersaglio facile per tutti. L’inganno d’altra parte è imperdonabile, perché l’inquinamento è cosa seria e se saltasse fuori che il Governo di Berlino sapeva, i responsabili dovrebbero solo sparire da ogni scena pubblica. L’antipatia per i teutonici però ha radici più profonde, persino in un’Europa dove gli scambi culturali hanno avvicinato intere generazioni e la miss Italia di turno ha ormai solo un’idea confusa di quella che fu la seconda guerra mondiale. Radici che affondano nel rigore economico imposto a milioni di persone. Un vizio che la Merkel non può nascondere neppure con il buonismo dell’ultima ora sui migranti. E cosa c’è dietro questa “antipatia”? C’è essenzialemente quel ruolo di locomotiva dell’Europa che i tedeschi hanno saputo svolgere solo in parte, facendocela per altro costare cara. la vicenda del rigore sui conti pubblici e l’austerità hanno mandato sul lastrico milioni di persone. Berlino si è arricchita con i giochini dello spread, e tutti gli altri sono andati a gambe all’aria. Baste vedere la vicenda greca. I tedeschi hanno interpretato quel senso egoistico e interessato che l’Unione europea doveva arginare per far prevalere la solidarietà.

IL COSTO DEI FALCHI
Le cose però non sono andate così. La Banca centrale ci ha messo anni per immettere un po’ di liquidità monetaria e Berlino si è opposta fino all’ultimo con i suoi falchi del rigore. Il risultato è stato il progressivo impoverimento di Stati che prima di entrare nell’Euro erano sicuramente più ricchi e meno indebitati. L’Euro si dirà che ci ha salvato dalle tempeste monetarie. Non c’è dubbio. Ma saremmo stati più grati se il prezzo da pagere non fosse stata una sostanziale perdita della nostra sovranità. Operazioni come l’insediamento del premier mario Monti (ma anche dei due successivi) mostrano da lontano di essere state gradite (se non pilotate) dalla cancelleria di Berlino e dai mercati che le sono collegati. Di qui un’antipatia che ha radici oggi profonde. E che però la Germania non sembra voler fare molto per tagliare.

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di Gaetano Pedullà

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