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Chi più inquina più guadagna. Ora il Governo vuole darci un taglio. Buttiamo 19 miliardi in sussidi dannosi per l’ambiente. Mentre per quelli verdi spendiamo 4 miliardi meno

Pubblicato il 30 Ottobre 2019 di Redazione on-line
di Redazione on-line
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Lo sentiamo dire spesso: chi inquina paga. È giusto che sia così, si penserà. Dopotutto parliamo di una sorta di rivisitazione contemporanea del vecchio adagio “chi sbaglia, paga”. Ecco, oggi sappiamo che non è vero nulla. Anzi, la realtà combacia perfettamente al contrario. In altre parole, più si inquina più è probabile si riesca a godere di finanziamenti pubblici. Questo incredibile controsenso istituzionale è racchiuso da tre lettere: Sad, sigla che sta per “Sussidi ambientalmente dannosi”. Parliamo di incentivi, agevolazioni, esenzioni a disposizione di chi, per un motivo o per un altro, lavora o produce non tenendo minimamente conto delle ripercussioni della sua attività sull’ambiente.

Può sembrare assurdo (e lo è) ma non solo abbiamo un ampio numero di bonus che per l’ambiente sono autentici veleni, ma negli ultimi anni questo genere di aiuti ha persino subito un incremento, fino a superare per portata gli incentivi green. Secondo l’ultima edizione del “Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli” (Sad, come detto, e Saf) redatto dal ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, e consegnata in questi giorni in Parlamento, nel 2017 (ultimi dati disponibili) i sussidi favorevoli sono stimati in 15,2 miliardi di euro, mentre quelli dannosi ammontano a 19,3 miliardi. Poco meno di una Manovra.

DAI TRASPORTI ALL’ENERGIA. Basta pensare al confronto tra 2016 e 2017 per capire non solo come il problema non sia assolutamente secondario, ma anche come sia stato nel tempo sottovalutato. Se nel 2016 i Sussidi ambientalmente dannosi erano 131, nel corso di un solo anno ne sono stati identificati altri 30. E inevitabilmente è aumentata anche la mole economica legata ai sussidi: da 18,7 agli attuali 19,3. Ma di cosa parliamo, più nel dettaglio? La parte più corposa degli incentivi analizzati, e che hanno impatti significativi sull’ambiente, è associata al settore energetico. Dei 19,3 miliardi di euro di sussidi, ben 16,8 miliardi sono aiuti dedicati al comparto fossile: si va dall’esenzione dall’accisa sui prodotti energetici impiegati come carburanti per la navigazione alla franchigia sulle aliquote di prodotto della coltivazione di gas naturale e petrolio (royalties), fino ai fondi per ricerca, sviluppo e dimostrazione per il carbone.

Ma nel mirino c’è anche il settore agricolo e ittico. Tra i Sad, ad esempio, spicca il “Sostegno specifico per la zootecnia bovina da carne: macellazione bovini”, che vale da solo 72 milioni. La ragione? “Il sostegno – si legge nel lungo report ministeriale – è volto a mantenere gli attuali livelli produttivi, ma ciò avviene a prescindere dal soddisfacimento di requisiti ambientali volti a prevenire o mitigare gli effetti ambientali dannosi degli allevamenti zootecnici, che risultano responsabili – in particolare – di rilevanti emissioni in atmosfera di gas metano e protossido di azoto”.

Ma ovviamente nel novero dei Sad non manca il settore dei trasporti: dalle agevolazioni per il settore urbano fino a quelle per le grandi catene navali, tutti benefit che, nonostante favoriscano commercio e investimenti, portano a un incremento delle emissioni inquinanti, specie di anidride carbonica. E non è tutto: nel lungo elenco accanto ai Sad, ci sono altre misure il cui effetto sull’ambiente è classificato come “incerto”. Ecco: se si sommano questi ultimi sussidi ai Sad si arriva alla cifra monstre di 26 milioni di euro. Numeri che lasciano senza fiato. E che spiegano la ragione per cui il Green New Deal annunciato dal Governo debba partire da qui.

 

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