Chi si lascia è perduto. Alla fame 800 mila papà

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di Monica Tagliapietra

La vita dei padri separati è una vita fatta di rinunce. Genitori costretti a vedere i figli secondo il rigido programma stilato dai giudici. Uomini sconfitti che faticano a ricostruirsi una vita. Papà che per poter mangiare un pasto caldo e avere un tetto sotto cui dormire si rivolgono alla Caritas. Un vero e proprio allarme sociale quello dei separati, che in questi ultimi anni si è aggravato anche a causa di provvedimenti legislativi che non garantiscono i rapporti di equilibrio che dovrebbero esistere con entrambi i genitori.

Lontani dai loro piccoli
Non ci sono alternative. Sono rarissimi i casi in cui i magistrati affidano i figli ai genitori maschi, appena il 15%. E così il fenomeno dei papà costretti a un rapporto controllato con i figli è in crescita, tanto che una recente sentenza della Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per non aver garantito il diritto di un padre a vedere la propria piccola. Ogni anno nel nostro paese ci sono 90 mila separazioni e oltre 55mila divorzi, che vedono coinvolte coppie con minori. Fenomeno che registra una crescita del 2-3% l’anno e che coinvolge circa centomila uomini ogni dodici mesi. Dal 2006, la legge 54 sull’affido condiviso regola l’affidamento stabilendo il principio di bigenitorialità di entrambi e tutelando quindi la relazione genitoriale con i figli; tuttavia, secondo una ricerca condotta dal Centro Studi e Ricerche sul Diritto della Famiglia, l’88% dei genitori ha dichiarato l’inefficacia di questa normativa mentre un 12% si è detto soddisfatto.

Messi alla fame
Ma la sofferenza umana non basta. Spesso per questi padri si aggiungono le difficoltà economiche. Non tutti ce la fanno a continuare a vivere una vita dignitosa dopo la separazione, soprattutto perché lo stipendio percepito non riesce più a coprire le spese legate al mantenimento dei figli, delle ex mogli e quelle di routine. I separati sono i nuovi poveri. Non a caso i Comuni, a partire da Roma e Milano, stanno creando strutture per dare ospitalità a quanti, dopo la separazione, sono sprofondati in uno stato di indigenza. La casa segue quasi sempre i figli e, essendo di solito i minori affidati alle madri, gli uomini restano senza un alloggio. A peggiorare le cose il fatto che spesso la casa coniugale è stata acquistata con un mutuo. I separati si trovano così a dover pagare le rate del mutuo e l’affitto di un’altra casa. A volte non bastano per tali spese, a cui vanno aggiunte quelle per il mantenimento di mogli e figli, 1.500-1.600 euro al mese. Facile diventare poveri con un salasso del genere e il lavoro che scarseggia.

Salvo chi ha mamma
A resistere sono quegli uomini che hanno la possibilità di tornare dai genitori e i pochi che guadagnano molto. Per gli altri, pagate le spese alla ex e ai figli, resta così poco che il rischio di finire sotto un ponte è concreto. I separati in Italia sono circa 4 milioni e ben 800 mila sono vicini alla soglia della povertà. Sono quelli che finiscono in coda alle mense della Caritas, tra barboni ed extracomunitari. Non a caso una recente ricerca dell’Ami, l’associazione degli avvocati matrimonialisti italiani, ha appurato che le mense dei poveri sono frequentate per il 25% da separati e divorziati. Alcuni sono costretti a dormire in auto o nel retrobottega. A peggiorare le cose, infine, c’è il problema dei cosiddetti bamboccioni. Sono un esercito i maggiorenni che non si sposano e non pensano neppure a crearsi una vita loro, andando via da casa. Meglio sotto lo stesso tetto di mamma e papà e, quando sono separati, sotto quello di uno dei due, basta che ci sia chi paga le spese. Quanti hanno detto addio alla compagna si trovano così a dover continuare a tirare fuori assegni per i figli anche quando non sono più dei bambini. Il 19% dei separati ha a carico figli maggiorenni e il 6% ragazzi che hanno varcato la soglia dei trenta anni. Dopo una vita di lavoro e con una famiglia andata in frantumi, ci si ritrova così senza un centesimo in tasca e a dividere una stanza messa a disposizione da enti pubblici o associazioni con altri genitori, che si trovano nelle stesse condizioni. Sono i nuovi collegi. Quelli dei poveri papà.