Chi trova un nemico, trova un tesoro. La “zingarata” costa caro: dopo 15 anni di cartoline osé all’amico, ora deve risarcirlo con 30mila euro

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Nello storico film di Mario Monicelli, Amici miei, l’avrebbero definita una “zingarata” il conte Mascetti e i suoi storici amici. Peccato però che non tutti siano abituati a scherzi un po’ troppo spinti e, soprattutto, duraturi nel tempo. E così capita che, nel veneziano, quindici anni di goliardate terminino con un risarcimento da trentamila euro. Si è chiuso con un accordo stragiudiziale uno scherzo che ha rischiato di mandare a monte un matrimonio e rovinato la vita alla sua vittima.

Oggetto della discordia una cartolina al mese, anonima e ammiccante, che nel tempo – come racconta La Nuova Venezia –  gli ha causato non pochi problemi con moglie e figli, convinti che l’uomo avesse un’amante o comunque una vita parallela. Inutile negare, tentare di convincere i familiari di non saperne nulla: ogni mese, puntuale come l’affitto, nella cassetta della posta l’uomo riceveva la temuta cartolina. Anonimo il mittente.

Fino a quando lo stesso autore del longevo scherzo ha deciso di svelarsi, durante il funerale di un comune conoscente. Era l’amico di sempre, protagonista dell’insolita zingarata, che la vittima però non ha gradito, anzi: ha intrapreso nei suoi confronti una causa civile, avanzando una richiesta di risarcimento da mezzo milione di euro per danni morali. Protagonisti della vicenda, che era finita in tribunale  due ultrasettantenni trevigiani: la vittima un noto artigiano. L’ideatore dello scherzo, poi denunciato, un noto commerciante del centro storico, del settore del tessile, abbigliamento e calzaturiero. La prima cartolina risale al 1997. Con il tempo quei biglietti avevano iniziato a creare più di qualche problema nel ménage familiare. Già perché il contenuto era per così dire “osè”, spinto e ammiccante.

Insomma lasciava intendere l’esistenza di un’amante, o più d’una. Per questo ha deciso di intraprendere contro di lui una causa civile, che dopo due anni di udienze si è chiusa con un accordo. La richiesta di risarcimento per i danni morali e esistenziali sofferti era mica da ridere: mezzo milione di euro. Nei giorni scorsi è arrivato l’accordo, ben ridimensionato: quindici anni di scherzi liquidati con trentamila euro.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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