Chiacchiere

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di Marco Castoro

Sarà pure il governo delle lobby. Dei poteri forti e delle banche. Come siamo tutti d’accordo sul fatto che il discorso al Senato era un po’ povero di contenuti. Anche perché è facile dire “facciamo questo, facciamo quello” senza però spiegare come riuscirci. Dove trovare i soldi.
Tuttavia parlare una settantina di minuti a braccio (senza quell’antipatica consuetudine di leggere il discorso preparato). Mettere subito in chiaro attributi come il coraggio e l’ammissione di colpa (in prima persona!) nel caso di fallimento. Senza ricorrere agli alibi, come accade spesso. Dichiarare guerra alla burocrazia. Vedere per la prima volta la scuola tra le priorità dell’agenda di governo, oltre allo sblocco totale dei debiti della pubblica amministrazione e la costituzione di un fondo di garanzia per le piccole e medie imprese che non riescono ad accedere al credito. Nonché ridurre del 10% il cuneo fiscale (il costo del lavoro per le imprese) per avere risultati già nel 2014. Sono tutti buoni propositi che fanno breccia sulla gente. Per una volta chiacchiere e distintivo sono viste come un’apertura di credito. Poco conta se per il momento sono solo slogan. Renzi ci sta mettendo la faccia. Ha parlato fuori dagli schemi. Ha abolito il politichese. È entrato nelle case con il linguaggio dei bar e dei banchi del mercato. Ha sfidato i senatori con la mano in tasca. Come dire “Cari parrucconi” il vento è cambiato. Ha pure ribadito che sarà lui l’ultimo presidente del Consiglio che parlerà al Senato, proprio perché Palazzo Madama sarà abolito. Il premier guascone, in versione Gian Burrasca ha superato il primo esame. Ha conquistato la fiducia della gente. Come? Dimostrandosi un fuoriclasse della comunicazione. Peccato però che sia a capo del governo senza aver vinto le elezioni.