Chiesta l’archiviazione per Frongia. Nessun favore da Parnasi. L’ex vicesindaco dopo l’indagine si era autosospeso. Il suo caso strombazzato per screditare la Raggi

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

Non aveva preso tangenti e nemmeno ricevuto favori. Per questo ieri la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione del grillino Daniele Frongia che la settimana scorsa era stato indagato per corruzione nell’ambito della maxi inchiesta sullo Stadio della Roma. Con buona pace di chi descriveva la vicenda come un’onta indelebile per l’intero Movimento 5 Stelle e che era pronto a giurare sulla colpevolezza del fedelissimo di Virginia Raggi, l’Assessore allo Sport, difeso dagli avvocati Alessandro Mancori ed Emiliano Fasulo, esce pulito dalla vicenda che da mesi sta scuotendo la Capitale. Del resto il pentastellato che dopo aver saputo di essere indagato si era immediatamente autosospeso, gesto a dir poco raro nel panorama della politica italiana, era stato tirato in ballo dal costruttore Luca Parnasi.

Proprio l’imprenditore, durante uno dei tanti interrogatori, aveva raccontato ai magistrati di quando aveva chiesto all’Assessore di segnalargli qualcuno da assumere in una delle sue società che si occupava di relazioni con le istituzioni. Così il braccio destro della Raggi, seppur riluttante e spiazzato, finiva per fargli il nome di un’amica 30enne la cui assunzione, tra le altre cose, sfumò per via dell’arresto del costruttore romano. Insomma Frongia era stato indagato senza aver preso un soldo e senza ottenere alcun vantaggio personale. Tantomeno aveva aiutato il costruttore romano nel portare avanti i suoi progetti di edilizia. Ma se la vicenda che ha coinvolto Frongia presto finirà nel dimenticatoio per effetto dell’archiviazione, su cui l’ultima parola spetta al gip Maria Paola Tomaselli che dovrà decidere se accogliere il parere sollecitato dalla Procura, l’inchiesta sulla corruzione a Roma non è affatto conclusa.

Giorno dopo giorno, infatti, il procuratore aggiunto Paolo Ielo e i pubblici ministeri Luigia Spinelli e Barbara Zuin intensificano le loro attività. Al momento le attenzioni dei magistrati della Capitale, intenzionati a non lasciare nulla al caso, si starebbero concentrando sullo spin off della maxi inchiesta, quello relativo alle mazzette pagate dai costruttori Pierluigi e Claudio Toti e dall’immobiliarista Giuseppe Statuto per oliare la macchina amministrativa e superare ogni problema politico o burocratico, e sui prossimi appuntamenti giudiziari. Ora i magistrati starebbero valutando l’opportunità di convocare in Procura l’amministratore delegato di Acea Stefano Donnarumma, indagato per corruzione, e altri funzionari del Campidoglio.

Tra gli appuntamenti già in calendario, anche quello del 3 aprile prossimo quando si celebrerà l’attesa udienza davanti al tribunale del Riesame per discutere dell’istanza di scarcerazione depositata dai legali dell’avvocato Camillo Mezzacapo, finito in carcere per corruzione. Un passaggio a cui, per ora, non si è accodato l’ex M5S ed ex Presidente del Consiglio comunale di Roma Capitale Marcello De Vito, anch’esso finito in carcere per corruzione.