Chiusa l’inchiesta Consip. Babbo Renzi e Verdini ora rischiano il processo. Per i pm condizionarono gli appalti. Nel mirino una maxi-gara da 2,7 miliardi

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

Sparita da tempo dai radar, torna a irrompere sulla scena l’inchiesta sul caso Consip. A riportarla in auge è la Procura di Roma che ieri ha chiuso uno dei filoni della maxi indagine, consegnando i relativi avvisi alle persone coinvolte, che ora potrebbe finire in un’aula di tribunale. A rischiare il processo sono undici persone tra cui Tiziano Renzi, padre dell’ex premier Matteo, a cui viene contestato il traffico di influenze illecite e la turbativa d’asta. Dalla lettura delle carte emerge come la maggior parte delle contestazioni riguarda essenzialmente due gare bandite all’epoca dalla centrale appalti della pubblica amministrazione, ossia la Fm4 che valeva 2,7 miliardi di euro e quella da alcune decine di milioni per i servizi di pulizia.

Nessun colpo di scena perché dalla lettura dell’avviso di conclusione indagini sembra confermata in toto l’iniziale ricostruzione del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del pubblico ministero Mario Palazzi secondo cui i reati, tutti avvenuti fino al 2016, sono stati compiuti da due distinti gruppi di pressione. Il primo è quello che fa capo al padre di Matteo Renzi e Carlo Russo, entrambi vicini all’imprenditore Alfredo Romeo, e l’altro guidato da Denis Verdini, a cui viene contestata la turbativa d’asta e la concussione, che mirava a favorire l’imprenditore Ezio Bigotti. Tra gli indagati in questo troncone della maxi inchiesta non mancano anche altri due ex parlamentari ossia l’ex deputato di Ala, Ignazio Abrignani, e l’ex parlamentare di Alleanza Nazionale, Italo Bocchino. Al primo viene contestata la turbativa d’asta e la concussione, al secondo il traffico di influenze illecite, alcuni reati tributari e la turbativa d’asta.

LO STOP E LA RIPARTENZA. Contrariamente a quanto si possa pensare, non è la prima volta che quest’indagine arriva a conclusione. Gi a febbraio scorso, infatti, la Procura di Roma era arrivata a chiudere il fascicolo per poi spedire al gip Gaspare Sturzo una richiesta di archiviazione. Peccato che in quell’occasione il giudice non ha voluto sentir ragioni e oltre a respingere tale istanza, chiedendo nuove indagini, si è spinto oltre arrivando a sollecitare l’iscrizione nel registro degli indagati di Verdini, dell’ex parlamentare del suo partito Abrignani e del’imprenditore Bigotti, tutti poi effettivamente finiti sotto inchiesta per la presunta turbativa della gara Fm4 varta dalla centrale appalti della Pubblica Amministrazione.

Così anche loro sono finiti nel fascicolo assieme a Carlo Russo, amico di babbo Renzi, accusato di turbativa d’asta e corruzione, e all’imprenditore Alfredo Romeo, indagato per traffico di influenze illecite, corruzione e turbativa d’asta. Un fascicolo per il quale a rischiare il processo sono anche l’ex amministratore delegato di Grandi stazioni, Silvio Gizzi, per turbativa d’asta, l’ex ad di Consip Domenico Casalino per traffico di influenze illecite e turbativa d’asta, il dirigente Francesco Licci per traffico influenze illecite.

L’ACCUSA A TIZIANO. Secondo i capi di imputazione Russo, agendo in accordo con Renzi senior e “sfruttando relazioni esistenti con l’allora amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni” avrebbe istigato quest’ultimo “al compimento di atti contrari al proprio ufficio” e “consistenti nell’intervenire sulla commissione aggiudicatrice della gara FM4”. In particolare l’attività illecita sarebbe stata compiuta sul presidente della commissione aggiudicatrice Licci, “anche per il tramite di Domenico Casalino”, per “facilitare la Romeo Gestioni, partecipante alla FM4, mediante l’innalzamento del punteggio tecnico nella fase di valutazione tecnica dei progetti”.

Inoltre Russo, in base al capo di accusa, “si faceva dare da Romeo, che agiva in accordo con Bocchino, utilità consistite nella stipula di un contratto di lavoro” a favore della cognata, “e numerose ospitalità negli hotel di proprietà del gruppo Romeo, nonché si faceva promettere denaro in nero per sé e per Tiziano Renzi” e “promettere la stipula di un contratto di consulenza”.