Ci mancava solo il calcio di Piero. Grasso a pochi mesi dal voto si sveglia e si lancia verso un futuro (il suo) meraviglioso

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La legislatura è al capolinea e arriva l’ora del liberi tutti. Anche chi ha goduto del privilegio di fare il Presidente del Senato – mica una quisquiglia – senza alzare un ciglio quando in Aula canguri e tagliole spianavano la strada alla riforma della Costituzione, adesso lascia sdegnato il partito che l’ha messo su quello scranno. La gratitudine si sa che è il sentimento del giorno prima, e in politica l’unico giorno che conta è quello dopo. Non c’è da meravigliarsi allora se lo stesso Piero Grasso che stava buono al suo posto quando la Boschi gli smontava Palazzo Madama adesso fa il bel gesto di schiaffeggiare il Pd di Renzi che gli ha imposto la Fiducia sulla legge elettorale. Il segretario dem d’altra parte non ha più il potere di una volta.

E Grasso sbattendo la porta del Nazareno si è conquistato la leadership e un seggio blindato con i bersaniani. Certo, con la lotteria delle nuove regole che ha contribuito ad approvare la sicurezza sulla rielezione non è assoluta, ma di certo avrà più chance di quelle che Renzi gli voleva dare candidandolo alla disperata per la presidenza della Regione siciliana. In questo contesto c’è però chi è più bravo nella gara del calcio dell’asino.

Messo a Palazzo Chigi per tenere il posto di Renzi in attesa di elezioni che dovevano arrivare in un lampo, Paolo Gentiloni a quelle mura ci ha preso gusto. Restarci però non è facile, anche perchè il leader del suo partito non ha mai rinunciato a quella poltrona. Bisognava perciò rompere pubblicamente la catena. E la vicenda Visco per questo è arrivata a fagiolo.