Ci sono 4 indagati per lo spyware destinato alle forze dell’ordine che ha infettato centinaia di smartphone. I dati intercettati da “Exodus” individuati su server americani

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Ci sono 4 indagati per la vicenda dello spyware Exodus, il virus informatico nato per spiare gli smartphone Android su ordine della magistratura che ha infettato centinaia di ignari utenti tra il 2016 e il 2019. La Procura di Napoli, nell’ambito dell’inchiesta che ha consentito di fare luce sull’architettura di Exodus, ha chiesto e ottenuto il sequestro preventivo della piattaforma informatica e delle società E-Surv di Catanzaro, ideatrice dell’applicazione, e Stm di Roma che si occupava della commercializzazione del malware.

I quattro indagati sono il rappresentante legale e l’amministratore di fatto della Stm e l’amministratore legale e il direttore delle infrastrutture It della E-Surv. L’indagine, nata a Napoli in quanto sono stati proprio gli investigatori partenopei della Polizia a individuare il software, ha portato alla definitiva cessazione di ogni attività della piattaforma informatica Exodus.

La procura ha affidato agli specialisti del Cnaipic della Polizia delle Comunicazioni, del Ros dei Carabinieri e del nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della Guardia di Finanza una serie di perquisizioni, sequestri e acquisizioni informative su tutto il territorio nazionale.

Lo spyware Exodus, secondo quanto è stato riferito, avrebbe trasferito “senza cautela e protezione” una serie di “dati sensibili di carattere giudiziario riguardanti intercettazioni telefoniche” su dei server ospitati all’estero. Proprio per verificare il percorso seguito dai dati – finiti su cloud Amazon, in Oregon – e se si sia trattato di un errore o di un illecito, il pool cybercrime della Procura partenopea ha avviato una serie di contatti di cooperazione internazionale, anche per accertare che non vi siano ulteriori tracce di Exodus sul web.