I 5S avvisano Cingolani sull’Ilva. Stop all’altoforno, basta proroghe. In arrivo la decisione del Consiglio di Stato. Pressing sul governo pure da sindacati e ambientalisti

Ilva Cingolani
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In attesa della decisione del Consiglio di Stato sulla chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva, attesa a giorni, il M5S “avverte” il ministro della Transizione ecologica. “Chiediamo al ministro Roberto Cingolani (nella foto) di non concedere la proroga alla prescrizione della batteria 12 della cokeria, nell’area a caldo dell’ex Ilva a Taranto. Di proroga in proroga, sono passati gli anni e nulla è cambiato ed è evidente la sostanziale inerzia del gestore Acciaierie d’Italia, che ora chiede la proroga al 31 gennaio 2022 utilizzando strumentalmente il pretesto della pandemia”, dichiarano i deputati del M5S in commissione Ambiente.

“Molti degli interventi previsti sulla batteria 12 non sono mai partiti- spiegano gli esponenti pentastellati – perché dovremmo pensare che stavolta, in soli 7 mesi, saranno realizzati e portati a termine? Per giunta dalla recente Conferenza dei servizi è emerso che la proroga arrecherebbe ulteriore danno in termini di emissioni in atmosfera e rischi per la salute. La Valutazione del danno sanitario preventiva richiesta dall’allora ministro Sergio Costa evidenzia che anche per sole 6 milioni di tonnellate di acciaio prodotto in un anno, il rischio di contrarre tumori per la popolazione rimane inaccettabile”.

Il nesso dell’operatività dell’area a caldo con l’insorgere di gravi patologie “è acclarato ed è per questa ragione – concludono – che noi chiediamo di chiuderla com’è già avvenuto nell’impianto siderurgico di Genova. Il ministro Cingolani ha una sola opzione davanti a sé: spegnere la batteria 12 entro il 30 giugno senza prorogare alcunché e sanzionare il gestore per non aver adempiuto agli obblighi assunti”.

Ma incalzante è anche il pressing di associazioni ambientaliste e comitati cittadini di Taranto che appena qualche giorno fa hanno rilanciato gli esiti di uno studio pubblicato su Nature sugli effetti dell’inquinamento ambientale anche sul quoziente intellettivo dei bambini che vivono nei quartieri vicini allo stabilimento siderurgico. La ricerca pubblicata in inglese sulla rivista internazionale “Nature” ha analizzato l’interazione tra l’arsenico (trovato nelle urine) e il piombo (trovato nel sangue), evidenziando “effetti neurotossici sinergici”.

A tale pressing si aggiunge quello dei sindacati. “Riteniamo che il governo Draghi debba avere il coraggio di dire con chiarezza cosa intende fare senza girare attorno ai problemi, smettendola di utilizzare slogan e avviando un processo di confronto aperto con le rappresentanze dei lavoratori e delle istituzioni locali. Non è accettabile che ad oggi il cda di Invitalia non si sia ancora insediato, lasciando la gestione della fabbrica nelle mani della multinazionale”, affermano Fim, Fiom e Uilm.

I sindacati contestano anche la nuova richiesta di Cigo da parte dell’azienda dopo l’emergenza pandemica. Interviene anche il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, a cui si deve l’ordinanza del febbraio 2000, con cui ha ordinato lo spegnimento dell’area a caldo, confermata dal Tar e poi impugnata in appello dall’azienda. “C’è solo una cosa da fare con grande urgenza e indipendentemente dal pronunciamento del Consiglio di Stato: il governo deve convocare gli enti locali e avviare il percorso verso un accordo di programma, che tenga al primo posto la salute e le esigenze della comunità, che non possono che equivalere a un piano per la chiusura dell’area a caldo e la corretta valutazione del danno sanitario. Al di fuori di questo perimetro non vi è alcun futuro per la produzione di acciaio a Taranto e non c’è Piano nazionale di ripresa e resilienza che tenga”, afferma il primo cittadino.