Cinquestelle, vince il proporzionale

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di Alessandro Righi

Maggioritario o proporzionale? Era questo il quesito che il Movimento 5 Stelle ha deciso di affidare agli attivisti della rete. E alla fine il Movimento ha scelto il proporzionale. I risultati sono stati ufficializzati sul blog dell’ex comico genovese ieri sera poco dopo le 19, orario di chiusura del discusso referendum online. A chiosa dei risultati Beppe Grillo ha inteso ringraziare tutti coloro che hanno partecipato. I votanti sono stati quasi 33 mila. Molto pochi a dire la verità se confrontati con il reale bacino di Grillo in tutta Italia. Metodologie che continuano a far discutere perché in un Paese con un digital divide così elevato il voto online rischia di trasformarsi in un sistema tutt’altro che democratico, anzi piuttosto esclusivo di una larga rappresentanza dei simpatizzanti. Alla fine, però, il dato è tratto: sono circa 20 mila gli internauti che hanno optato per il sistema proporzionale, mentre 12 mila quelli che hanno scelto il maggioritario. La legge elettorale scelta dalla rete verrà elaborata dettagliatamente per poi essere presentata in Parlamento, dove la discussione sul prossimo sistema di voto si preannuncia infuocata con l’Italicum che ha già mostrato di procedere al rallenty dopo la giornata di ieri che ha visto la presentazione del testo in commissione Affari Costituzionali.

I vari step
Il referendum pentastellato non si esaurisce nel voto di ieri. Ora attraverso differenti votazioni si giungerà alla stesura di una vera e propria riforma che dovrebbe essere pronta entro la fine di febbraio, almeno stando alle previsioni. Una forma del tutto innovativa, come insito nel Movimento: prima del voto di ieri Grillo si è affidato anche a un esperto, il professor Aldo Giannulli per fornire risposte agli iscritti sui pro e i contro di ciascun sistema elettorale.

Sistemi a confronto
Da una parte quello scelto dalla rete, dall’altra il sistema elettorale di Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Dura critiche all’Italicum sono giunte da Maurizio Santangelo, capogruppo M5S al Senato: “Matteo Renzi sceglie la legge elettorale in una riunione a porte chiuse con il condannato Silvio Berlusconi e la fa ratificare a 111 delegati di partito. Si chiama partitocrazia. Il Movimento 5 Stelle fa discutere la legge elettorale direttamente ad oltre 80 mila cittadini iscritti e quello che verrà deciso dai cittadini sarà portato in Parlamento da noi portavoce. Si chiama democrazia partecipata”. Ma dall’altra parte non sono certi teneri nei confronti del sistema della rete. “Il movimento di Grillo si nasconde dietro una consultazione fatta online tra pochi amici, senza alcuna trasparenza”, accusa il capogruppo Pd in commissione Affari Costituzionali Emanuele Fiano”, “Il gioco è stato scoperto:d’altra parte la contrarietà di Grillo, leader nominato da nessuno al contrario di Renzi eletto da 3milioni di persone, a qualsiasi proposta avanzata non sorprende: lui e il suo movimento chiedevano di tornare a votare con il porcellum poi bocciato dalla Corte Costituzionale”.

Similitudini
All’interno del popolo pentastellato qualche frazione si è registrata nei giorni scorsi con lo scontro tra intransigenti e chi invece si è detto disponibile ad aprire un dialogo; tra questi Girolamo Pisano che ha rimproverato al suo Movimento di non giocare la partita rinunciando alla scrittura delle regole in vista delle prossime elezioni. Ma ora con gli elettori del M5s che hanno scelto il proporzionale alcuni deputati del Pd attaccano gli intransigenti a 5 stelle intravedendo una sorta di condivisione con la proposta dell’Italicum: “Mentre Grillo continua a imporre ai suoi parlamentari l’isolamento totale rispetto alla discussione in corso, i suoi sostenitori si mostrano favorevoli alle caratteristiche fondamentali della proposta sostenuta dal PD”, affermano i deputati democratici Federico Gelli ed Ernesto Magorno”, “a questo punto, speriamo che chi nei gruppi del Movimento 5 Stelle ha fatto sapere di non essere contrario al confronto democratico, possa essere spinto ancora di più a partecipare in maniera costruttiva al dibattito parlamentare”.

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