Rifinanziare il Circolo Montecitorio. Ecco le priorità di Fratelli d’Italia. L’esclusivo club dei deputati non riceve fondi dal 2016. Rampelli ci prova e poi ritira la proposta su invito dei 5S

Circolo Montecitorio Rampelli
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Di primo acchito quel che verrebbe da pensare è che se il Circolo di Montecitorio non si finanzia dal 2013 un motivo ci sarà. Eppure c’è chi oggi, in piena crisi economica post-pandemia, vuole a tutti i costi che le casse della Camera dei Deputati tornino a foraggiare l’esclusivo “club” di parlamentari e dipendenti. Lo si legge chiaramente nell’ordine del giorno presentato solo pochi giorni fa dal deputato di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli (nella foto).

IL CASO. Ma partiamo da principio. Il Circolo Montecitorio, ricorda il meloniano nell’atto istituzionale, è stato “fondato nel 1937 dal personale dell’amministrazione della Camera” e da molti anni è una “associazione sportiva dilettantistica senza fine di lucro, persegue finalità sociali e culturali con proprie iniziative a favore di categorie fragili, anziani e minori, anche in collaborazione con il competente municipio”.

Ciononostante il 20 settembre 2012, il contributo ordinario annuale a favore del Circolo è stato ridotto a 100 mila euro a decorrere dall’anno 2013, “ed è stato poi ulteriormente e progressivamente abbattuto a decorrere dal primo giugno 2013, per cessare del tutto a decorrere dal primo giugno 2016”. Un cataclisma, secondo alcuni parlamentari dato che da allora “tutte le spese relative alla gestione del Circolo per impianti sportivi, strutture e spazi destinati al sociale sono sostenute dai soli soci, con il rischio evidente di un loro decadimento e dell’impossibilità di proseguire nelle attività sociali e culturali tanto per il circuito proprio della Camera dei depurati e suoi dipendenti, quanto per quelle aperte al territorio”.

La domanda sorge spontanea: ma quali sono le attività, tra le altre cose, del Circolo? Di tutto di più tra palestra, campi da calcio e da tennis e piscine. E poi ancora paddle, yoga, “corsi di ballo serali”. Aperti a tutti? Non proprio.

Secondo quanto si legge sullo statuto al Circolo possono iscriversi, facendone richiesta scritta i “dipendenti in servizio e in quiescenza della Camera dei deputati”, “i deputati e i senatori della Repubblica”, gli ex onorevoli, e poi soci aggregati e cioè “gli orfani, il coniuge superstite di dipendenti e di ex dipendenti della Camera dei deputati, dopo espressa delibera del Consiglio direttivo; coloro che svolgono attività lavorativa continuativa nell’ambito della Camera dei deputati, dopo espressa delibera del Consiglio direttivo; giornalisti parlamentari, dopo espressa delibera del Consiglio direttivo; soggetti esterni all’Amministrazione della Camera dei deputati la cui domanda di iscrizione sia accompagnata da lettera di presentazione di un Socio”. Non proprio chiunque, insomma.

L’ESITO (SCONTATO). Eppure, ricorda Rampelli, il Circolo Montecitorio si è distinto anche per una marea di eventi nel sociale. Tutto vero. Ma siccome i soci non sono proprio diseredati e considerando il periodo di crisi economica che stiamo vivendo, ci si chiede se non sia il caso che a badare alle spese del Circolo sia il Circolo stesso. O magari, ancora, potrebbero essere tagliate alcune delle attività “ludiche” interne per lasciar posto a quelle sociali.

Niente di tutto questo: Rampelli nel suo atto invita a “valutare l’opportunità di riscrivere nel bilancio della Camera, a decorrere dal prossimo esercizio, un contributo annuale a favore del Circolo Montecitorio, finalizzato alla conservazione di questa antica tradizione affinché non sia cancellata ma semmai arricchita”. Risultato? Su esortazione del questore M5S Francesco D’Uva, Rampelli ha ritirato l’ordine del giorno. In attesa, forse, di tempi migliori.