Scontro sul Codice degli appalti. Anac e Antitrust ai ferri corti. Rustichelli come Salvini: sospendere la normativa. Ma per Busia l’effetto è il blocco delle gare

codice appalti Rustichelli
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A fare il tifo per la proposta choc dell’Antitrust di sospendere il codice degli appalti ci sono al momento, tra le forze politiche, Lega e Forza Italia. A prendere posizione contro si è aggiunta, ultima in ordine di arrivo, l’Oice, l’associazione delle società di ingegneria e architettura, aderente a Confindustria. “La proposta di sospendere il codice e affidare appalti e concessioni soltanto con le direttive Ue – dichiara il presidente Gabriele Scicolone – non ci trova in alcun modo favorevoli. Cancellando in un solo secondo pacchetti di regole fondamentali come quelle sulla progettazione e sull’esecuzione del contratto, si va incontro a un certo blocco degli appalti. Altro che velocizzazione degli affidamenti”.

Martedì il presidente dell’Antitrust, Roberto Rustichelli (nella foto), ha proposto di sospendere il codice appalti per il tempo necessario a realizzare gli investimenti del Recovery plan. Lo ha fatto nella segnalazione annuale inviata dall’Antitrust al governo con le proposte per la legge sulla concorrenza. Per l’Autorità la riforma degli appalti (battezzata come “un labirinto di norme” che generano “inefficienze”) è un obiettivo strategico per rilanciare gli investimenti. Ma visto che c’è il Recovery plan, l’Authority segnala che non c’è tempo per attuare subito una rivisitazione organica. Di qui l’idea di muoversi su due piani differenti.

Il primo, da attuare subito, consiste “nella sospensione dell’applicazione del codice dei contratti pubblici” per ricorrere solo alle direttive europee per aggiudicare gli appalti interessati dai “fondi europei del Next generation Eu e alle opere strategiche”. Solo dopo la sospensione per velocizzare gli investimenti del Recovery, per l’Autorità dovrebbe arrivare la riforma complessiva del codice appalti con l’obiettivo di semplificare le procedure “e lasciare maggiore spazio alla discrezionalità delle stazioni appaltanti”. Parole che hanno scatenato l’entusiasmo, appunto, di Lega e Forza Italia.

“Per rilanciare lo sviluppo infrastrutturale va superato un codice che è figlio di un’impostazione vincolistica e burocratica aggravata dalla cultura del sospetto”, ha detto la presidente dei senatori di FIAnna Maria Bernini. Stessa musica è arrivata da Matteo Salvini: “Chi difende il disastroso codice degli appalti difende lentezza, burocrazia e ritardi. Modello Genova e l’Italia riparte, altro che Anac”. E già, l’Anac. Perché a prender posizione contro lo stop di Rustichelli non sono stati solo i sindacati.

“Non possiamo immaginare – ha dichiarato il presidente dell’Anticorruzione Giuseppe Busia – una semplice sospensione, totale e immediata, del codice degli appalti e il ricorso alle sole direttive europee per l’utilizzo dei fondi Next Generation Eu”, anzi, “tale scelta, lungi dal portare un’accelerazione, rischierebbe di bloccare le gare per l’improvvisa assenza di riferimenti certi”. Che poi sia opportuna una revisione della disciplina è un fatto su cui concorda anche Busia. Polemica l’Ance: il codice degli appalti di fatto è già sospeso e le norme in materia di lavori pubblici sono solo ormai un “guazzabuglio”.

Avanti nell’immediato con il dl Semplificazioni per le opere del Recovery e nel frattempo avviare una riforma organica di tutto il sistema. Per l’Associazione dei costruttori l’emergenza è il caro materiali.