Col Germanicum Italia viva è morta. La legge elettorale spaventa Renzi. Fissato il termine per gli emendamenti al testo. Iv teme lo sbarramento e adesso vuole il maggioritario

di Antonio Acerbis
Politica

A dare l’annuncio è stato il presidente della commissione Affari costituzionali alla Camera, Giuseppe Brescia: il termine per la presentazione degli emendamenti alla legge elettorale concepita dalla maggioranza, il cosiddetto “Germanicum”, è stato fissato a giovedì 16 luglio alle 11,00. “Si tratta di una decisione assunta a larga maggioranza, ascoltando le diverse richieste dei gruppi”, ha spiegato Brescia. Chissà se tra le richieste c’erano già pure quelle espresse da Italia Viva, il partito di Matteo Renzi, che rimangiandosi totalmente quanto aveva assicurato a dicembre scorso – e cioè la piena e incondizionata adesione al Germanicum – ora invece vuole virare su un sistema maggioritario.

CAMBIO DI PASSO. Dopo aver insistito oltremodo nei mesi scorsi sull’esigenza di una nuova legge elettorale, l’ex presidente del Consiglio tornando sul tema pochi giorni fa ha sentenziato: “Ancora una volta ripetiamo che le priorità di questo Governo e di questa maggioranza per noi devono essere il lavoro, la scuola, le famiglie, le imprese, lo sblocco dei cantieri, le risposte concrete alle persone. Non una nuova legge elettorale”. E poi è arrivata l’accusa, tranchant: “Detto questo è giusto ricordare che l’attuale testo in discussione alla Camera non è stato né proposto né sottoscritto da Italia Viva.

Nessun deputato di IV ha firmato quel testo, che è una iniziativa del presidente della Commissione, Giuseppe Brescia, sul quale ci siamo detti disponibili a discutere”. Il messaggio, dunque, è chiaro: se vogliono mettere mano alla legge elettorale, per Italia Viva occorre fare una legge maggioritaria, “in modo che la sera delle elezioni si sappia chi ha vinto”. E, soprattutto, verrebbe da pensare, che Italia Viva non rischi di restare fuori dal Parlamento e non superare la soglia di sbarramento prevista dal Germanicum al 5%. Eppure era stato proprio Renzi a “benedire” l’accordo sul Germanicum come ricordato sempre pochi giorni fa dagli alleati del Pd: “Sulla legge elettorale è utile richiamare alla memoria di tutti noi la nota congiunta di agenzia con cui i rappresentanti della maggioranza lo scorso 8 gennaio annunciarono il raggiungimento dell’accordo su una legge proporzionale con soglia nazionale di sbarramento del 5%”. Tutti i rappresentanti della maggioranza. Dunque, Renzi compreso, ovviamente.

LE PROSSIME MOSSE. È questione di giorni, dunque, e conosceremo se sulla legge elettorale potrebbe scoppiare un nuovo fronte interno alla maggioranza. Il tema è tutt’altro che secondario. Secondo diversi parlamentari interni sia al Movimento cinque stelle che al Partito democratico, infatti, se su diversi e tanti argomenti si è rischiata la rottura all’interno della maggioranza, ad essere dirimente potrebbe essere proprio il tema della legge elettorale. Il dubbio di tanti parlamentari è che, poiché i sondaggi danno il partito di Matteo Renzi intorno al 3%, Italia Viva farà di tutto affinché possa essere concepita una riforma in senso maggioritario.

Se questo accordo non dovesse arrivare – ragionano in tanti – il pensiero dei renziani potrebbe essere quello di venir meno all’accordo di governo e, dunque, far cadere Giuseppe Conte. In altre parole: se tanto alle prossime elezioni si resta fuori dal Parlamento come forza politica unica, a questo punto meglio far cadere l’esecutivo, offrire un “regalo” al centrodestra e poi, casomai, sedersi al tavolo col fronte moderato (leggi: Forza Italia) e ragionare su un nuovo soggetto politico. Fantapolitica per ora. Forse non più tra qualche giorno.