College, accademia degli stupri. Troppe violenze: la brutta lezione dei campus Usa. Ma le denunce si insabbiano per non perdere i fondi

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Avete presente Rory della serie tv americana Gilmore Girls (in Italia tradotta come Una mamma per amica)? Una delle scene più commoventi è quando lei arriva ad Harvard il primo giorno e saluta mamma Lorelei in lacrime. Niente di male succederà a Rory, da quel momento in poi, ma nella vita reale sono state tante le Rory che non hanno potuto dire la stessa cosa e hanno visto il loro sogno accademico tramutarsi in un orribile incubo.
I college americani sono stati infatti nominati uno dei posti più pericolosi per le ragazze: il numero di stupri che si verificano è così allarmante ed in crescita che la Casa Bianca lo scorso anno ha istituito Not Alone, una task force mirata a portare allo scoperto questa realtà ancora troppo sommersa e sfuggente. La ricerca ha raccolto dati da un campione di 20mila ragazze e 8mila ragazzi in 30 top college. I dati sono inquietanti: non solo una ragazza su 4 è stata violentata ma una su 5 ha dichiarato di essere stata oggetto di molestie sessuali o aggressioni verbali o di aver subito intimidazioni e stalking, anche online. Non solo: un terzo delle studentesse ne è rimasta vittima per ben due volte e si è registrato un aumento di violenze sessuali a studenti omosessuali e transgender.

IN PERICOLO – Il periodo più pericoloso, quello chiamato Red Zone, va dal primo giorno di orientamento a fine agosto quando le ragazze arrivano ai campus per il loro primo anno, o fresh year, e la fine di novembre quando tutti tornano a casa per la Festa del Ringraziamento. In questi mesi le ragazze sono le più vulnerabili e confuse senza punti di riferimento o amicizie. Sono fresh meat (carne fresca) come vengono crudelmente chiamate in gergo studentesco. Le sororities (organizzazioni di sole studentesse) offrono sì appoggio e consigli ma non tutte le ragazze vogliono farne parte o possono permettersene l’iscrizione o vengono accettate. La maggioranza è quindi lasciata sola a se stessa e soprattutto da parte di dovrebbe salvaguardarne l’integrità fisica. Infatti uno dei dati più clamorosi raccolti da un’altra indagine avviata lo scorso anno per verificare l’applicazione della Cleary Act Law (varata nel 1990 con precise direttive in questo ambito) ha evidenziato proprio la totale indifferenza dei college verso le denunce di stupri e abusi sessuali. Un incredibile 91% di quest’ultimi ha infatti dichiarato di non aver mai avuto casi del genere nei loro campus. Niente. Tutto è stato rose e fiori in classe e fuori delle lezioni. Come è stata possibile questa lampante discrepanza di dati, si sono chiesti alla Casa Bianca? La ragione è chiara: la paura di venire stigmatizzati come i “campus degli stupri” con la conseguente perdita di finanziamenti pubblici e/o privati dovuti al comprensibile calo delle richieste di ammissioni da parte di studentesse e la potenziale perdita di prestigio sociale ed accademico ha causato per anni una generale politica dello struzzo da parte delle amministrazioni. I college sono soprattutto enormi macchine finanziarie.

RAGAZZA CORAGGIO – Ma una studentessa della Columbia University lo scorso anno ha detto basta e ha dato una spallata a questo muro di omertà. Emma Sulkowicz fu violentata nel suo dormitorio da uno studente del suo stesso corso e aveva cercato di ottenere giustizia da parte dell’amministrazione. Dopo i continui insabbiamenti delle sue denunce, Emma dichiarò che avrebbe trascinato con sé per tutto il campus e a lezione il materasso su cui era stata stuprata fino a che il college non avesse espulso il suo violentatore. E così fece per mesi e si portò il materasso anche alla cerimonia di consegna della laurea dove si rifiutò di stringere la mano al preside della Columbia. Tra parentesi: il suo violentatore non fu espulso e si laureò come lei. Ma la storia di Emma balzò alla cronaca nazionale grazie soprattutto ad internet e comitati di studentesse si moltiplicarono nei college. Quest’anno la Casa Bianca ha annunciato che sottoporrà a scrutinio altri 200 college. Insomma, il tappo di silenzio sembra finalmente saltato. Con sempre più dati ed informazioni a portata di mano si spera che le liceali americane possano scegliere con più cognizione di causa il college dei loro sogni per evitare che anche per loro si tramutino in incubo.