Colpo grosso dei Trump d’Italia. Meloni e Salvini accelerano sulla legge elettorale: Berlusconi è finito all’angolo

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Prima l’assalto di Vivendi a Mediaset, poi l’ennesima offensiva giudiziaria sul caso Ruby. E infine l’accerchiamento politico dei potenziali alleati, Lega e Fratelli d’Italia, esaltati dal modello incarnato da Donald Trump. Per Silvio Berlusconi il momento è davvero difficile sotto tutti i punti di vista. Matteo Salvini e Giorgia Meloni, infatti, stanno dimostrando di fare sul serio: sulle elezioni anticipate non hanno alcuna intenzione di attendere né mostrare comprensione verso i tatticismi di Forza Italia. Così hanno portato a casa la calendarizzazione del dibattito sulla legge elettorale per il prossimo 27 febbraio.

Lunga marcia – Certo, il cammino per l’approvazione è ancora lungo, ma il segnale politico è chiaro: l’asse romano-lombardo vuole sfruttare il momento favorevole per capitalizzare il consenso alle urne. Salvini sta volando sulle ali dell’entusiasmo trumpiano: le politiche del presidente statunitense sono le stesse che lui vorrebbe importare in Italia con la stretta al flusso di migranti e la battaglia  contro l’Unione europea. Non è da meno la Meloni. “Per lavorare con noi deve essere chiaro il posizionamento. Chi sta in questa metà campo non può fare inciuci con il Pd”, ha scandito la leader di Fratelli d’Italia, ribadendo alcuni principi fondamentali per le alleanze: “Serve chiarezza su programmi e contenuti come il rapporto con l’Europa, il governo dei flussi migratori, il grande tema della povertà e delle tasse, l’attenzione alla famiglia”.

La risposta – Berlusconi deve provare a uscire dall’angolo per scongiurare il pericolo-irrilevanza. Con i dirigenti di Forza Italia, quindi, l’ex presidente del Consiglio sta predisponendo un piano: proporre una legge elettorale totalmene proporzionale per avere in Parlamento l’esatta fotografia del consenso popolare. Una posizione portata avanti da tempo, che risponde all’esigenza di poter giocare un ruolo anche nella prossima legislatura. Per una volta il ruolo di mediatore è ricoperto dal capogruppo alla Camera, Renato Brunetta. “Il centrodestra lavora all’unità sui programmi, sui valori, sulla leadership e sulle regole”, ha spiegato l’ex ministro. Ma la posizione espressa non sarà molto condivisa nell’ala trumpista: Noi abbiamo un leader, che è Silvio Berlusconi”, ha scandito il presidente dei deputati.