Come al solito Salvini prova a riaprire tutto. Il leader della Lega invoca il ritorno alla vita mentre nel Paese si continuano a contare contagi, vittime e varianti

MATTEO SALVINI
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Il primo provvedimento firmato da Mario Draghi per il contenimento della pandemia, che proroga il divieto di spostamento fra regioni fino al 27 marzo, è ancor più restrittivo dei Dpcm del precedente esecutivo, imponendo anche lo stop alle visite nelle abitazioni private nelle regioni rosse. Oltretutto, sulla riapertura serale di bar e ristoranti, punto su cui insiste il leader della Lega Matteo Salvini, il Cts ha già espresso perplessità “nel procedere a riaperture che rischiano di far salire ulteriormente il numero di contagi favorendo una maggiore circolazione delle persone”.

Questo non va certio nella direzione auspicata dal “riaperturista” Salvini che però, adesso, della maggioranza che sostiene l’esecutivo fa parte. E come exit strategy ha pensato di ritagliarsi il ruolo di “tribuno del popolo delle riaperture”: “Nel Governo saremo la voce del ritorno alla vita”, ha affermato e, come riferito dallo stesso Salvini, ieri mattina a colloquio per mezz’ora con il presidente del Consiglio, il tema principale è stato proprio quello delle riaperture.

“Ho incontrato il presidente – ha spiegato – e abbiamo parlato del piano vaccinale su cui bisogna accelerare e di una sovranità vaccinale per non esser dipendenti da quello che arriva dal’estero o dai contratti dell’Ue: produrre in casa per aiutare gli italiani. E poi abbiamo parlato di riaperture, salute e lavoro. Sono contento che anche sindaci e governatori di tutti i colori politici convengano con me che se puoi pranzare in tranquillità e a distanza puoi anche cenare in tranquillità e a distanza”.

Inoltre, “la riapertura degli enti culturali, teatri, cinema, realtà sportive, piscine, palestre è un ritorno alla normalità e là dove serve perché la situazione sanitaria è preoccupante, interventi mirati. Rimborsi immediati e riaperture di tutte le attività là dove sia possibile”. A chi gli ha chiesto se il premier abbia condiviso la sua linea, il leader del Carroccio ha risposto: “Ovviamente non parlo a nome di Draghi, però sul ritorno alla vita là dove la situazione lo permetta, siamo assolutamente sulla stessa linea”.

Sicuramente sulla stessa linea c’è il presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini: “La ripaertura dei ristoranti alla sera, proposta da Salvini, laddove non vi siano troppi rischi di contagio, è una richiesta ragionevole”. L’inedito asse sulle “aperture” in sicurezza e sulla “flessibilita’” nelle misure anti-Covid tra il pragmatico governatore dem e il segretario leghista, che poco più di un anno fa si affrontarono senza sconti nella campagna elettorale in Emilia Romagna va letta nel segno del comune appoggio all’esecutivo (“Con il governo Draghi abbiamo già cominciato a lavorare insieme ed è quello che le Regioni chiedono.

Adesso dobbiamo aiutare il Paese e cercare di mettere da parte le divisioni. Verrà il tempo in cui la Lega e il Pd torneranno a dividersi. Ma oggi si deve insieme fare di tutto perchè l’Italia possa ripartire il prima possibile”, puntualizza Bonaccini) ma non va giù a tutti. E dal Nazareno la presa di distanza arriva a stretto giro, epressa dal responsabile lavoro del Pd Marco Miccoli: “Le proposte di Salvini non sono mai ragionevoli, ma strumentali. Siamo in una fase difficile, più che a Salvini, mi affiderei ai tecnici e alla scienza”, concetto ribadito, sebbene in termini più generali, dal segretario dem Zingaretti: “Il Pd è il partito del lavoro, dell’ambiente e della giustizia sociale.

Noi siamo diversi dalla Lega”. In realtà a convenire sulla linea Salvini-Bonaccini è anche il ministro dell’Agricoltura, il pentastellato Stefano Patuanelli: “Dobbiamo trovare i protocolli per garantire la sicurezza delle persone, la salute dei cittadini, ma anche la possibilità per il settore della ristorazione di ripartire”, ha sottolineato.