Comiche finali nel Pd sui migranti. Renzi processa il Governo Gentiloni. Ma quando il rottamatore era segretario non fiatò. E Zingaretti lo stronca: la sua è una severa autocritica

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Che all’ex premier Matteo Renzi abbia sempre fatto difetto la virtù dell’autocritica era chiaro da un pezzo. Che potesse spingersi ad attaccare così spudoratamente la linea tenuta da Minniti-Gentiloni su immigrazione e ius soli, quando del Pd era segretario, deve aver fatto saltare letteralmente dalla sedia l’attuale numero uno dei dem Nicola Zingaretti.

TUTTI CONTRO TUTTI. Altro che fuoco amico. Già nell’assemblea dei deputati Pd di martedì scorso, riunita per trovare una linea comune sul voto in Aula sugli accordi con il governo libico, la minoranza renziana di Anna Ascani e Roberto Giachetti si era espressa criticamente sulla collaborazione con la Guardia costiera di Tripoli, che faceva parte del pacchetto siglato a suo tempo dall’ex ministro dell’Interno dem Marco Minniti, con Paolo Gentiloni premier. Renzi va molto più in là. In una lettera a la Repubblica stila un decalogo: dieci spunti di riflessione per parlare di immigrazione e sottolineare gli errori del Pd, di cui era appunto leader.

“Non abbiamo sottovalutato la questione immigrazione: l’abbiamo sopravvalutata quando nel funesto 2017 abbiamo considerato qualche decina di barche che arrivava in un Paese di 60 milioni di abitanti, una minaccia alla democrazia. Il crollo nei sondaggi del Pd comincia quando si esaspera il tema arrivi dal Mediterraneo e allo stesso tempo si discute lo Ius soli senza avere il coraggio di mettere la fiducia come avevamo fatto sulle Unioni civili. Geometrica dimostrazione d’impotenza: allarmismo sugli sbarchi, mancanza di coraggio sui valori. Il successo di Salvini inizia lì”.

L’ex premier rilancia il suo “aiutiamoli a casa loro” sui migranti che gli attirò tante critiche: non è sbagliato dirlo, spiega, “è sbagliato non farlo”. “Renzi era il segretario e rieletto con grande consenso dalle primarie Pd. Faccio fatica a credere che questi temi gli siano sfuggiti di mano quindi interpreto l’intervento anche come una severa autocritica”, commenta Zingaretti. E insiste: “Faccio un appello a tutti i dirigenti Pd: interventi per costruire e pensare il futuro non per logorare il presente”.

RISSA DEMOCRATICA. Va giù duro anche l’eurodeputato Carlo Calenda che si rivolge direttamente a Renzi: “Molte parti condivisibili ma non l’attacco a Gentiloni e Minniti. A prescindere dal fatto che i provvedimenti sono tutti stati votati dal Pd di cui eri segretario, sai benissimo che l’emergenza c’era e come. Ancora ieri sera ti ho difeso su fake news flessibilità/migranti. Non ricominciamo a farci del male”. Con l’ex premier si schiera Matteo Orfini: “L’idea che l’immigrazione mettesse a rischio la democrazia era un’idea sbagliata”. L’ex presidente del partito difende l’intervento di Renzi: “E’ ancora uno dei principali leader del Pd ed è naturale che intervenga sulle vicende politiche”.

La renziana Ascani, che parla di “riflessioni interessanti” ma, dice, “c’è chi ha più voglia di discutere del suo carattere che dei problemi”. L’ex ministro Maria Elena Boschi: “Chi si ferma al titolo o la butta in polemica dimostra di non voler approfondire un tema delicato come l’immigrazione”. Ma i renziani ancora una volta appaiono scollati dalla base del partito. Che con amarezza e sarcasmo si chiede dove fosse l’attuale senatore del Pd quando le questioni immigrazione e ius soli erano all’ordine del giorno. “E’ stato premier per un po’ di anni e segretario del Pd: che cos’ha fatto?” Una follower rimanda a un lungo post in cui Renzi elogiava l’operato di Minniti e si chiede: “Ma questo è un tuo sosia?”.