Commissione sulle banche, è scontro aperto per pilotare l’inchiesta: i 5 Stelle puntano alla presidenza; nel Pd fuori tutti gli oppositori di Renzi

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I tempi sono serrati, perciò servirà correre. E non è nemmeno detto che basti. Così a una settimana esatta dal 28 luglio, quando il disegno di legge istitutivo della commissione d’inchiesta sulle banche entrerà in vigore, i partiti sono al lavoro per scegliere chi entrerà a farne parte. Si tratta di una bicamerale, quindi ci saranno 40 membri in tutto: 20 deputati e altrettanti senatori il cui operato rischia di non arrivare ad alcun risultato concreto, visti i pochi mesi a disposizione da qui alla fine della legislatura. Ma mai dire mai. Nei giorni scorsi il Movimento 5 Stelle ha scritto ai presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, chiedendo loro di contingentare i tempi permettendo all’organismo di insediarsi prima della pausa estiva. Difficile che ciò accada, visto che prima di venerdì prossimo si è in una situazione di vacatio legis. Intanto, da quanto è filtrato ieri in ambienti parlamentari, sembra che i grillini siano decisi a chiedere la presidenza della commissione dentro la quale, almeno per ciò che riguarda Montecitorio, dovrebbero entrare tre deputati della commissione Finanze: Alessio Villarosa e i due componenti del fu direttorio,Carlo Sibilia e Carla Ruocco.

Lista d’attesa – Facile immaginare che una presidenza grillina vedrebbe fra i primi auditi l’ex amministratore delegato di Unicredit Federico Ghizzoni, tirato in ballo da Ferruccio de Bortoli nel libro Poteri forti (o quasi) a proposito della vicenda-Banca Etruria che tira in ballo anche l’ex ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi. Vedremo. Due invece sono i nomi certi per quanto riguarda Forza Italia: quello del capogruppo alla Camera, Renato Brunetta, e quello del deputato Pietro Laffranco, anch’egli membro della commissione Finanze. Scelta Civica-Ala, che avrà a disposizione due posti in commissione, sta ragionando sul profilo da affiancare all’ex viceministro dell’Economia Enrico Zanetti, il cui ingresso pare blindato. Alla fine potrebbe spuntarla il senatore lombardo Lionello Marco Pagnoncelli, ma il nodo non è stato ancora sciolto. Discorso diverso invece per il Pd. Nei giorni scorsi Public Policy ha raccontato come i capigruppo, Ettore Rosato e Luigi Zanda, siano al lavoro per trovare la quadra.

Sondaggio – I due hanno sondato con una e-mail la disponibilità dei loro parlamentari, ricevendo risposta affermativa dai deputati David Ermini, Paolo Petrini, Nazzareno Pilozzi, Simone Valiante, Lorenzo Becattini, Giampaolo Galli, Luigi Famiglietti, Simonetta Rubinato ed Enrico Borghi. La curiosità? Ad eccezione di Valiante, che ha sostenuto il governatore della Puglia Michele Emiliano, tutti gli altri hanno appoggiato la candidatura di Matteo Renzi al congresso del Pd. Non solo. Uno dei criteri di scelta del Pd sarebbe quello di escludere dalla lista i suoi presidenti di commissione, almeno per ciò che riguarda Montecitorio. Il nome che salta all’occhio è quello del presidente della commissione Bilancio, Francesco Boccia, anche lui sostenitore di Emiliano e da tempo critico con l’Esecutivo sulla gestione della politica bancaria. Insomma, come diceva Andreotti: a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

Twitter: @GiorgioVelardi